San Prospero: non gli danno da bere e lui si scatena
Polizia e carabinieri mobilitati per arrestare tunisino furibondo che in precedenza si era spogliato a Cavezzo
SAN PROSPERO. La serata da leone di Rabie, trentaciquenne tunisino che abita a Bomporto, si è consumata tra Cavezzo e San Prospero. Dove, a notte inoltrata lo hanno arrestato i carabinieri di Medolla e la squadra volante del Commissariato di Mirandola, anche per resistenza a pubblico uficiale.
Una resistenza speciale, iniziata in prima serata con uno spogliarello nel parco pubblico di via Marconi a Cavezzo.
I cittadini avevano infatti segnalato la presenza di almeno otto immigrati magrebini decisamente molesti. Così la pattuglia carabinieri di Medolla che era in servizio sul territorio si è recata nel parco, con l’ausilio della polizia. E quando militari ed agenti, con tutta la pazienza del caso, hanno chiesto di poter controllare i personaggi in questione, Rabie non ne voleva sapere di farsi... toccare.
Al punto che pur di evitare ogni minimo contatto ha inscenato un plateale spogliarello, gettando gli abiti qua e là nel prato. mutande incluse.
Per evitare che la situazione degenerasse, le forze dell’ordine l’hanno chiusa lì.
Ma un paio d’ore dopo è arrivata da San Prospero un’altra chiamata. I gestori del Bar Marylin sulla statale del Canaletto lamentavano che almeno quattro magrebini su di giri stessero per mettere a soqquadro il locale. Uno in particolare, al rifiuto di ulteriori alcolici, aveva già spaccato bicchieri e bottiglie, tra strepiti ed urla.
Di nuovo sono intervenuti carabinieri e polizia e - quasi immaginandoselo - si sono trovati davanti al nostro Rabie.
Anche qui stessa scena, stessa pazienza, finchè tra spintoni e “sburloni” l’uomo si è guadagnato un arresto per resistenza, disposto dal pm di turno Lucia De Santis. Ieri mattina, difeso dall’avvocato d’ufficio Stefania Gandini, il tunisino è comparso davanti al giudice, dottor Scarpa.
Il magistrato ha convalidato l’arresto e ha concesso i termini a difesa: Rabie trascorrerà qualche giorno in carcere - magari senza alcolici - prima di tornare per il processo davanti al giudice, tra dieci giorni. (ase)
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