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Caffo (Telefono Azzurro) e il caso della maestra di Pavullo: «Aiutare subito bimbi e famiglie»

di Gianluca Pedrazzi
Caffo (Telefono Azzurro) e il caso della maestra di Pavullo: «Aiutare subito bimbi e famiglie»

«Parlare poco del passato. Devono recuperare la fiducia negli adulti che li circondano. No ad interrogatori dei piccoli»

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MODENA . Sorpreso della vicenda dell'asilo di Pavullo? Per nulla. Piuttosto preoccupato per le ricadute sui bambini e per questo il suo consiglio è di «attivarsi subito per aiutarli a superare questo trauma, coinvolgendo educatori e famiglie, parlando certo di quanto accaduto ma, soprattutto, del futuro perché i bimbi è lì che guardano ed è parlando del futuro che va ricreata in loro fiducia nei grandi, nelle maestre…». Ernesto Caffo, professore di neuropsichiatria infantile all’università di Modena e Reggio, presidente dell'associazione Telefono Azzurro (in un anno oltre 60mila chiamate di minori che chiedono aiuto, una telefonata ogni sette minuti ed un totale di oltre 3800 casi con problematiche rilevanti gestite dagli operatori nell'arco di dodici mesi) affronta così la drammatica vicenda dell'asilo pavullese.

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«Casi come quello di Pavullo purtroppo non sono isolati nell'ambito scolastico e accadono soprattutto negli asili nido e alle materne. Strutture pubbliche o private non fa differenza. Il problema è che a volte, purtroppo, opera personale che non è preparato, non 'è all'altezza di affrontare rapporti quotidiani con i bambini piccoli. E ci possono essere eventi esterni, eventi che ad esempio incidono nella vita della maestra, dell’insegnante, che finiscono per incidere nella qualità del lavoro e nel rapporto con i bimbi che diventono vittime di problemi esterni…».

Ora c'è chi accusa i colleghi di comportamenti omertosi...

«Omertà? In tutti i contesti di violenza, c'è sempre un ritardo nella denuncia, nel capire… Nel prevenire e rimuovere il problema. Si cerca di non essere coinvolti in modo attivo… Non si capisce quanto realmente accade. Non gli si dà importanza. Invece i segnali vanno colti. È il sistema, la rete di controllo che non deve mai andare in difficoltà e deve avere la capacità di vigilare quotidianamente, intervenire tempestivamente. La qualità educativa negli asili, nelle scuole deve essere un punto fermo. Deve restare alta, ai massimi livelli. Una buona formazione del personale può prevenire, anticipare, superare i problemi. I bambini non sono pupazzi ma persone fragili e vanno aiutati subito. Così come gli operatori della struttura e le famiglie».

Che fare?

«Occorre mandare tutte le persone più competenti e parlare con i bimbi. Incontrare i genitori, fare un nuovo percorso dentro la struttura e nelle pareti domestiche. Va cambiato il progetto in modo positivo, guardando con i bimbi al futuro, evitando di parlare soprattutto del passato. I bimbi non devono avere un senso di colpa che poi rischiano di trascinarsi nella vita con gravi conseguenze. Vede, troppo spesso anche in casa non si dà importanza ai segnali, ai messaggi che attraverso parole, comportamenti i figli, i piccoli danno ai genitori, a chi vive con loro…. Immagino che soprattutto quelli più vivaci siano stati vittime dei maltrattamenti e anche con loro va fatto un percorso approfondito, ascoltandoli…».

La struttura educativa come deve reagire?

«Deve rimettersi in gioco. Insieme ai bimbi e alle famiglie. I bimbi devono tornare ad avere fiducia negli adulti, negli insegnanti, nelle maestre. Devono restare figure di riferimento. Ma ho anche altri timori in questa fase…».

Quali professore?

«In queste vicende una parte importante riveste il percorso giudiziario. Ecco una cosa che voglio sottolineare soprattutto in questa fase: dopo quanto accaduto bisogna coinvolgere il meno possibile i bimbi nelle indagini. No, assolutamente no ad interrogatori dei bimbi, soprattutto all'età di nidi, asili… Risparmiamogli altri traumi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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