Fiom: «Maserati rischia di non avere un futuro»
Pizzolla: «Cassa integrazione, produzione e vendite ridotte, modelli vecchi Marchionne ha “bucato” tutti i progetti e non vuole dare risposte ai dubbi»
Garanzie certe per le sedi modenesi di Fca, Cnhi e Maserati, dove, a partire da venerdì, verrà aperta la procedura di cassa integrazione per 305 lavoratori. Ancora, si chiede che vengano illustrati i modelli da produrre, dato che quelli in uscita oggi da Maserati sono ormai superati e, non ultimo, si chiede apertura verso la Fiom, visto che Fiat non ritiene questo sindacato un soggetto contrattuale degno di dialogo. Queste e tante altre le istanze avanzate ieri nell’incontro organizzato alla sede Cgil di Modena da Fiom sul futuro degli stabilimenti Fca/Cnhi. Presenti delegati provenienti anche da Grugliasco e da Jesi. Hanno partecipato anche i parlamentari Davide Baruffi, Maria Cecilia Guerra del Pd e Giovanni Paglia di Sel. A illustrare le forti preoccupazioni è stato il segretario di Fiom, Cesare Pizzolla.
«Il piano di due anni fa poggiava su tre elementi - ha detto - 7 milioni di autovetture da produrre, entrata in produzione di nuovi modelli con il completamento della gamma Alfa preventivato entro il 2018 e rientro dalla cassa integrazione per tutti i lavoratori. Pochi giorni fa Marchionne ha “bucato” tutti questi tre pilastri: dice che nel 2015 sono state prodotte 4 milioni di autovetture, ha annunciato lo slittamento dei nuovi modelli, della gamma dell’Alfa Romeo si dice sia posticipata al 2020. Poi le performance in Borsa di Fca e Ferrari sembrava potessero dare linfa ai marchi ma non è così. Noi chiediamo un piano industriale preciso per evitare che si scateni la guerra tra poveri: il rischio è avere stabilimenti che si scagliano contro altri stabilimenti per accaparrarsi modelli».
A dare maggiori preoccupazioni è la Maserati. «Qui abbiamo domandato se si pensa che Modena sia ancora strategica alla pari di Grugliasco nel processo produttivo: non ci è stata data risposta - attacca Pizzolla - Sono compiaciuto che a Modena si mantenga il know how, ma ci deve anche essere la possibilità di continuare a fare uscire le Maserati da via Ciro Menotti. Negli anni Novanta si producevano 5mila Maserati, nel 2015 sono state 2800 le Maserati e 3500 le Alfa 45 e ci è stato detto che sul 2016 ci sarà un’ulteriore riduzione dei volumi Maserati. Dalle 19 auto al giorno del 2014 siamo passati alle 13 del 2015, dall’inizio dell’anno sono 10 Maserati al giorno. Poi, Maserati ha prodotto 32mila autovetture: a Modena solo 2800, meno del 10%. E oggi la Gran Cabrio e la Gran Turismo fatte a Modena sono sul mercato da più di 8 anni ma non ci hanno detto quando usciranno di produzione. E ora c’è la cassa integrazione per 305 lavoratori per uno stock corposo di Maserati invendute in giro per il mondo, per la frenata dei mercati cinesi e americano».
Su Cnh la situazione è diversificata tra i due stabilimenti di San Matteo e Pico della Mirandola. Quest’ultimo è in forte difficoltà, ed è stata aperta la mobilità volontaria per 35 persone. Ferrari sul piano produttivo è l’unica modenese del gruppo Fiat che non ha ammortizzatori accesi.
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