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Il bimbo gettato nel cassonetto dei rifiuti

di Carlo Gregori
Il bimbo gettato nel cassonetto dei rifiuti

La polizia recupera il corpo privo di vita in una strada di Spezzano. Solo l’autopsia chiarirà se è nato vivo e se è stato ucciso

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Il corpicino alla fine è stato trovato avvolto in uno straccio gettato tra il pattume di un cassonetto. È stato recuperato nel buio dai rifiuti in una strada di Spezzano, nel Comune di Fiorano, a poca distanza dall’appartamento dove la madre, la 22enne nigeriana curata al Policlinico domenica mattina, l’aveva messo al mondo. Era un bambino di sei mesi già morto o era ancora in vita? E se era in vita, è morto per cause naturali o è stato soppresso? Queste domande ora sono al centro della rapidissima indagine della Squadra mobile della Questura, condotte con i colleghi della squadra volante, che ha ricostruito al cornice di questa terribile vicenda avvenuta presumibilmente all’alba tra sabato e domenica in quell’alloggio.

Non c’entra niente il bagno pubblico indicato in un primo momento come luogo in cui ha partorito la 22enne - una nigeriana clandestina e senza documenti, forse prostituta - come aveva raccontato l’amica che alle 10 di domenica l’aveva accompagnata dai medici al pronto soccorso del Policlinico e dove è stata presa in cura dopo l’abbondante emorragia, quando la ragazza era sdraiata sul lettino con ancora il cordone ombelicale tranciato. No. Era una menzogna, ma detta per quale motivo?

La ragazza, ancora sotto choc, e incapace di parlare italiano ma in via di miglioramento, non è stata ancora denunciata perché, come ha spiegato ieri mattina il capo della Squadra mobile Enrico Tassi - che dirige le indagini coordinate dal pm Andrea Guerzoni - non si è ancora chiaro cosa sia successo.

«Dobbiamo aspettare l’esito dell’autopsia - ha spiegato il procuratore capo Lucia Musti - mai come in questo caso è importante per conoscere cos’è accaduto e capire se ci sono responsabilità penali».

Solo il medico legale, che sarà incaricato oggi, potrà infatti chiarire se il bimbo è venuto alla luce vivo o morto. Se morto: si è trattato di un aborto spontaneo oppure indotto? Se vivo: ha avuto una malformazione fatale o un malore oppure qualcuno lo ha ucciso? In questo caso scatterebbe l’accusa di omicidio. Per ora la madre rischia solo quella di occultamento di cadavere.

Altri aspetti centrali da chiarire riguardano le circostanze di questo parto tragico e chi sono le figure che si trovavano con la madre. Alle 10 di domenica, come detto, la 22 enne è arrivata al Policlinico in condizioni gravi. La accompagnava una sedicente amica che però, come visto, ha clamorosamente mentito al momento di dichiarare i fatti ai medici. E poi a guidare c’era un “taxista”. La 22enne infine non parla quasi l’italiano e ha bisogno di una mediatrice culturale, quindi la sua versione sarà ascoltata con cura probabilmente solo oggi o domani. Chi sono insomma l’ “amica” e il “taxista”? E perché hanno raccontato una versione di comodo che non stava in piedi? La polizia non ha creduto a questa storia del bagno pubblico, così come ha appurato che l’appartamento non era a Castelfranco. Per questo ha indagato per conto suo finché è arrivata ad alcuni conoscenti di lei a Fiorano. Da lì gli agenti sono arrivati all’appartamento e poco dopo al cassonetto col corpicino. Una scoperta raccapricciante che ha chiuso la cornice dell’indagine.

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