Gazzetta di Modena

Modena

La città e il suo santo una storia raccontata sui muri del Duomo

di Maria Vittoria Melchioni
La città e il suo santo una storia raccontata sui muri del Duomo

Domenica la festa di Geminiano, patrono di Modena Esorcista e guaritore gli sono attribuiti tanti miracoli

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Modena e i modenesi non possono prescindere da San Geminiano. Per tutti siamo i “geminiani”, termine che fonde le nostre esistenze indissolubilmente con quella del Santo patrono della città che andremo a festeggiare domenica. Numerosi sono i segni di devozione dei fedeli e di testimonianza dei miracoli compiuti dal Vescovo presenti nel e sul duomo. Ad accoglierci, invece, all’ingresso della cattedrale, nella navata settentrionale, è una statua lignea di San Geminiano tutta finemente abbigliata con le vesti e le insegne vescovili. L’opera è di un autore ignoto e risale circa al XIV° secolo. Proseguendo verso l’altare maggiore, arriviamo alla cripta dove è custodita la tomba del santo, i cui resti riposano nel sarcofago originale risalente al giorno della sua morte avvenuta il 31 gennaio 397. E se oggi ci limitiamo a sostare qualche minuto in raccoglimento e preghiera davanti a San Geminiano, un tempo avremmo potuto vedere i fedeli passare a carponi sotto il sarcofago per assicurarsi la guarigione o preservare la propria salute, grazie alle doti taumaturgiche riconosciute al vescovo. Oltre ad essere un rinomato guaritore, Geminiano era anche un famosissimo esorcista. A testimonianza di questo ci sono i rilievi che adornano la Porta dei Principi e che raccontano alcuni episodi della sua vita, tra i quali quello che riguarda la liberazione dal demonio della piccola figlia dell’imperatore Gioviano. Il posizionamento di questo altorilievo proprio qui, su questa porta, ha un significato speciale perché questa era la porta battesimale dalla quale si entrava per ricevere appunto il battesimo, quindi rinunciare a Satana ed essere, nel caso, liberati da lui, prima di essere consacrati nel nome di Cristo. Tornando all’episodio della figlia di Giovano, il diavolo parlò direttamente per bocca della bambina, dichiarando che non avrebbe lasciato il corpo della piccola se non per mano del Vescovo di Modena. Geminiano partì per l’oriente verso Costantinopoli. Durante il viaggio il demonio tentò di ostacolarlo scatenando una terribile tempesta in mare, che fece quasi colare a picco la nave, ma il santo riconobbe subito la mano del maligno nella natura di questo fenomeno. Attuò un esorcismo e la tempesta si placò. Il vento smise di soffiare e le onde calarono. Arrivato a destinazione, liberò la bambina dal demonio e, in segno di riconoscenza, l’imperatore lo ricoprì di doni ricchissimi. Nella nicchia della porta troviamo una statua del santo realizzata da Tiziano Quartieri che è andata a sostituire un'immagine in bronzo e rame del 1376 opera di Geminiano Paruolo per commissione di “Cichinus Ravaxius”, un modenese guarito miracolosamente dalla peste. A fianco alla statua, troviamo una costola di una balena. La tradizione vuole che nel 1518, Modena fu colpita da una grave carestia. I cittadini, affamati, si rivolsero a San Geminiano per ricevere un miracolo, che si palesò attraverso l’arrivo nelle acque dei canali cittadini del grosso cetaceo, che con le sue carni poté sfamare la città intera. Un altro miracolo attribuito al vescovo, fu quello del salvataggio di un bimbo che cadde dalla Ghirlandina scappando di mano alla madre che invocò San Geminiano affinché salvasse il suo piccolo, che giunse al suolo incolume perché “si aggrappò alla lunga barba bianca di un signore” - secondo la sua testimonianza, episodio raccontato poi in numerose tele e raffigurato in una famosa statua. L'ingente opera di evengelizzazione che San Geminiano fece nella sua esistenza, ci ha lasciato una delle reliquie più rare ed importanti tra quelle conservate in Duomo. È il cosiddetto “Altarolo”, la pietra sacra su cui Geminiano celebrava l’Eucarestia. Consiste in un piccolo altare portatile, molto in voga nel IV° secolo, che fu seppellito con il Vescovo, assieme al suo Pallio. Fu Matilde di Canossa a ritrovarlo durante la prima apertura della tomba del Santo nel 1106 e lo fece impreziosire con fine opera di cesello. Solo una leggenda tramandata oralmente, invece, per il miracolo della nebbia: nel 452 Modena fu avvolta da una fitta coltre che impedì ad Attila e ai suoi Unni, di devastare la città. La dimostrazione d'amore più grande del nostro patrono verso Modena.

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