Camera Penale: «Quanta fretta per diffondere i video»
Sul caso di Pavullo interviene il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena. “La vicenda dell’arresto di una maestra per maltrattamenti a bambini, merita stigmatizzazione non solo per l’odios...
Sul caso di Pavullo interviene il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Modena. “La vicenda dell’arresto di una maestra per maltrattamenti a bambini, merita stigmatizzazione non solo per l’odiosità del presunto reato, ma anche per la ormai consueta violazione dei principi del “giusto processo” a favore della anticipata celebrazione mass-mediatica del giudizio, che evidentemente, ormai, caratterizza anche la nostra realtà cittadina - scrive il presidente avv. Enrico Fontana - Le video intercettazioni sono state messe a disposizione della stampa e dei media molto prima che dell’indagata e del suo difensore e dunque, ancora una volta, una sequenza di stralci di video e intercettazioni, costituenti atti di indagine non pubblicabili neppure parzialmente nel loro tenore "testuale" fino alla chiusura delle indagini preliminari, è stata trasmessa e diffusa ancor prima che il difensore avesse precisa e adeguata contezza degli atti, sui quali si fondava la misura degli arresti domiciliari, applicata alla indagata. Più grave e più odioso è il reato, tanto maggiore e importante è il rispetto dei principi del giusto processo, che merita celebrazione solo nella aule dei tribunali e non una anticipata definizione sui mass-media, ciò per una giusta tutela sia delle vittime del reato, ancor maggiore laddove siano minori, che degli indagati.
L’interesse alla divulgazione di notizie di pubblico interesse si deve infatti conciliare con il rispetto delle regole di un “giusto processo”, come la Costituzione e il nostro codice di procedura penale prevedono... È più facile “sbattere il mostro in prima pagina”, pubblicare foto, nome e cognome della “cattiva maestra”, piuttosto che salvaguardare i principi dettati dal codice e dalla Costituzione. Tuttavia l’avvocatura penalista non si stancherà mai di affermare che il rigoroso “rispetto delle regole” è il primo baluardo di un Stato di diritto e che la spettacolarizzazione dei processi e la “gogna mediatica” creano solo “vittime” e non fanno mai giustizia”.
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