Filippo Panini nuovo timoniere della Lega Nord a Modena: «Basta estremismi, uniti verso il 2019»
Filippo Panini, 63 anni, è il nuovo segretario cittadino della Lega Nord a Modena. In carica da qualche settimana, dice di avere come unico obiettivo l’unità del partito. Imprenditore in ambito informatico, modenese da generazioni e figlio di commercianti, è stato votato come uomo di garanzia
MODENA. Filippo Panini, 63 anni, è il nuovo segretario cittadino della Lega Nord a Modena. In carica da qualche settimana, dice di avere come unico obiettivo l’unità del partito. Imprenditore in ambito informatico, modenese da generazioni e figlio di commercianti, è stato votato come uomo di garanzia gradito sia ai seguaci del compianto Mafredini sia a quelli della nuova gestione Bellei.
Filippo Panini, la Lega ha iniziato un nuovo corso solo nei nomi o anche nei fatti?
«Io sono amico di Stefano Bellei, sono in Lega dal 2008, so cosa sono stati gli ultimi anni. Provo ad essere realista e dico le stesse cose che ho detto quando sono stato scelto: correre verso l’estremizzazione delle autonomie non porta a nulla. Più facciamo cose insieme e meglio lo facciamo. Vorrei che andassimo in quest’ultima direzione».
Una Lega pronta al dialogo?
«Una Lega che vuole ricominciare a contare qualcosa davvero».
Pesa molto la mancanza di un rappresentante in consiglio comunale?
«Direi piuttosto che dispiace. Chiaramente il consiglio comunale è una grande opportunità che noi non abbiamo, ma ci faremo vedere diversamente. Dispiace soprattutto perché sarebbe bastato andare al voto un paio di mesi più tardi e ora di consiglieri comunali ne avremmo sei...».
Perché ha accettato questo ruolo?
«Non per soldi, mi sembra chiaro. Non perché voglia andare a Roma, mi sembra altrettanto chiaro. Ma perché sono modenese e vorrei fare qualcosa di buono per la nostra città».
Da dove vuole partire?
«Dall’operosità dei modenesi. Io ho una visione molto concreta. Sono un imprenditore, modenese doc e figlio di commercianti, vivo costantemente a contatto con piccole aziende e i nostri problemi sono comuni: pagare le tasse, sentirsi sicuri, vivere bene. Il problema è trovare la strada giusta».
Un’idea ce l’ha?
«È difficile fare democrazia in poche persone, figuriamoci mettere d’accordo una città. Mi rendo conto che il momento non sia dei migliori, ma pensiamo alla fatica che abbiamo fatto a conquistare l’opportunità di scegliere i nostri rappresentanti, ora non sprechiamola per far tornare degli uomini soli al comando».
A sentirla parlare così non sembra nemmeno leghista...
«Perché l’idea del leghista è ormai viziata da un pensiero distorto che l’opinione pubblica ha di tutta la politica. Essere un politico oggi vuol dire rubare. Essere leghista vuol dire essere razzista. Non è così. Io voglio vedere la gente stare bene e non posso permettere che girino per le strade persone a cui viene dato in mano un foglio di carta. Così siamo noi che favoriamo situazioni di disagio e e abbandono. Fare welfare è un’altra cosa. E invece si continuano a trovare dei parafulmini, ma quando questi finiscono non creiamo opportunità, ma solo disagio e conflitti sociali. Serve equilibrio».
La Lega ha trovato il suo equilibrio?
«Sono qui per questo. Sono l’uomo della pace in segreteria, sono quello che ha messo d’accordo chi era con Manfredini e chi è con Bellei. Ho detto chiaramente che con due fazioni e lotte intestine non si va da nessuna parte: già siamo in pochi, già togliamo tempo e famiglia e lavoro per questo servizio, ci manca solo che veniamo qui a litigare. Confrontiamoci e poi decidiamo».
In quanti siete rimasti?
«Una ventina di persone che si trova con regolarità ogni giovedì sera e pone nuove questioni. Più tanti altri simpatizzanti che col tempo sono destinati a crescere: la data che abbiamo fissato è quella del 2019 per le nuove elezioni». (d.b.)
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