I sette miti del drago Pen raccolti in un libro
Uno per ogni prelibatezza tipica di Vignola. Presentazione domani alla sala dei Contrari con gli autori
VIGNOLA. E se le leccornie più tipiche di Vignola e dell’appennino modenese fossero nate in qualche modo per colpa o per merito di un drago? Se per esempio la torta Barozzi fosse stata “cotta” dal soffio infuocato di un drago, il prosciutto non fosse altro che la coda di un drago tagliata da un cavaliere, e le ciliegie non fossero che il frutto di un raduno di draghi avvenuto tempo fa proprio sui cieli di Vignola? Insomma, se i prodotti più tipici del modenese avessero un loro “mito fondatore”, che in qualche modo li nobilitasse ulteriormente davanti agli occhi di chi le tradizioni gastronomiche locali le conosce, di chi invece arriva a Vignola e dintorni per turismo, di chi è appassionato di prodotti tipici del territorio?
A inventare di sana pianta sette miti per altrettanti prodotti (ovvero aceto balsamico, prosciutto, torta Barozzi, ciliegie, borlengo, lambrusco e parmigiano reggiano) ci hanno pensato, a quattro mani, i vignolesi Massimo Trenti e Mauro Scurani, che domani sera alle 20,30, presso la sala dei Contrari del castello di Vignola, presenteranno il loro libro, edito da Tipolitografia Fg di Savignano, dal titolo “Il Drago Pen. Cronache e testimonianze della sua esistenza nell’appennino modenese che porta il suo nome”.
«Il drago – ha spiegato Trenti – fa parte di una tradizione presente in diverse culture di tutto il mondo. Anche nel modenese è presente questa figura; basti pensare che lo si ritrova scolpito pure sul Duomo di Modena. Poi non dimentichiamo che compare anche all’inizio e alla fine della Bibbia».
In questo libro, il Drago Pen diventa quindi protagonista e contribuisce a fondare, cioè a spiegare perché sono nati i prodotti tipici sopra citati. Frutto di fantasia, certo, ma anche recupero di una tradizione fortemente radicata nell’appennino modenese, dove pare che i draghi siano presenti da vari secoli. Tanto che lo stesso nome del drago, “Pen”, non è stato dato a caso dagli autori, ma deriva da una falsa etimologia di “appennino”, ritenuta vera da un autore modenese della fine del Settecento, che parlava appunto di questo drago Pen (in realtà “appennino” deriva sì da “pen”, ma “pen” è una radice gallica che significa altura).
«Credo che questo libro – ha commentato l’assessore al turismo Kathrine Ciardullo – sia un ottimo strumento di promozione per il nostro territorio, caratterizzato dalla massima concentrazione di prodotti Dop e Igp».
Per raggiungere il più possibile un pubblico il più vasto possibile, “Il Drago Pen”, oltre a essere corredato da tantissimi scatti fotografici d’autore, è anche in due lingue, sia in italiano sia in inglese. (m.ped.)
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