Modena. Il bimbo fu gettato nei rifiuti da un uomo
La madre è indagata: interrogata per ore dal pm e dalla Squadra mobile. Fissata per oggi l’autopsia: il piccolo nato vivo?
MODENA. È stato un uomo di colore a gettare il bambino di sei mesi nel cassonetto di Spezzano, accanto al condominio dove la madre lo ha partorito. La Squadra mobile è riuscita ad arrivare a lui e ora si deve chiarire se, come pare, è sempre il “taxista” che con un’amica ha trasportato domenica mattina al pronto soccorso la 22enne nigeriana sanguinante e col cordone ombelicale ancora attaccato. Se così fosse, l’immigrato africano si troverebbe al centro delle indagini.
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Lui e la madre sono indagati dal pm Andrea Guerzoni per occultamento di cadavere. Presto saranno raggiunti da avvisi di garanzia e i loro difensori dovranno decidere se nominare un consulente medico-legale per assistere all’autopsia che sarà condotta all’Istituto di Medicina legale. Proprio questa esigenza ha spinto a rinviare l’autopsia da oggi ai prossimi giorni. Un atto come detto più importante che mai: solo il perito potrà chiarire le circostanze del tragico parto. Resta da capire se il bimbo di sei mesi è nato morto per aborto spontaneo oppure sia stato praticato un aborto indotto. E qualora fosse invece nato vivo, bisogna capire se il decesso è stato dovuto a cause spontanee o se è stato ucciso. Come si vede, ogni conclusione medico-legale potrà cambiare l’indagine, condotta con estrema velocità dalla Squadra mobile.
La cronologia degli eventi è però ancora piena di lacune. Per questo ieri mattina il pm Guerzoni e il capo della Squadra mobile Enrico Tassi con l’aiuto di una mediatrice culturale, sono rimasti per ore al Policlinico per interrogare nel suo letto di degenza la madre 22enne ricoverata (le sue condizioni sono in netto miglioramento). La giovane ha dovuto rispondere a molte domande anche sulla sua identità. Non è chiaro infatti dove abitasse e di cosa vivesse, dato che si trova in Italia come clandestina priva di documenti e quindi sconosciuta allo Stato.
Quanto alla ricostruzione, gli investigatori ora dovranno confrontare la sua versione con quella dell’amica che l’ha accompagnata al pronto soccorso, mentre l’ “amico accompagnatore” l’aspettava fuori, nella sala d’ingresso. Il punto principale riguarda proprio la ricostruzione del parto che è risultata menzognera. L’amica aveva infatti raccontato ai medici che soccorrevano la madre 22enne che questa aveva appena partorito in una sala di una stazione. Ma i controlli immediati della Squadra volante sia a Modena che a Castelfranco non avevano portato a nulla. Perché allora ha raccontato questa bugia così inverosimile?
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