Mamma “rapisce” il figlio ricoverato a Carpi
Lo carica in auto ed è inseguita da medici e assistenti sociali che lo dovevano trasferire in una clinica per curarlo
CARPI. La mamma preleva a forza il figlio 25enne malato e invalido ricoverato al pronto soccorso e dietro di lei scatta l’inseguimento: un medico, due assistenti sociali e anche una vigilessa.
Momenti di grande tensione vissuti lunedì all’ospedale Ramazzini dove il ragazzo attendeva di essere trasportato a Bologna, in una struttura in grado di curare i suoi gravi problemi di salute. La donna, residente in città, non ne voleva sapere di lasciare suo figlio nelle mani delle istituzioni che lo stanno seguendo e grazie alla sua forza e determinazione è riuscita a caricare il figlio in auto e partire, nonostante il medico che l’aveva inseguita batteva i pugni contro i finestrini intimandole di fermarsi. Com’è potuto accadere tutto ciò?
«Io - racconta la donna di 50 anni, operaia - ero d’accordo con Usl e assistenti sociali per far ricoverare mio figlio. So che ha dei problemi seri e io, lavorando ed essendo separata, non riesco a essere sempre con lui. Ma il modo in cui hanno tentato di prelevare mio figlio non è accettabile: la mamma deve essere sempre avvisata. Così - continua - quando un’amica mi ha informato che stavano portando via il ragazzo sono “impazzita” di rabbia e sono andata a riprendermelo». Nel pomeriggio di lunedì sono così state allertate le forze dell’ordine per dare la caccia alla donna che però non si è fatta trovare.
«Quel ragazzo - spiega l’assessore Daniela De Pietri - è seguito dagli assistenti sociali da tanti anni. Ha problemi di salute molto seri tanto da avere spinto l’Usl e il servizio municipale competente a chiedere al giudice la nomina di un amministratore di sostegno. Attualmente - continua - le condizioni di salute del giovane sono peggiorate e visto che purtroppo a casa sua non può essere seguito in modo costante è stato disposto il suo trasferimento in un centro specializzato. Insomma se lunedì il 25enne si trovava al pronto soccorso dove c’era un’ambulanza pronta a trasportarlo nella clinica specializzata, evidentemente non c’era tempo da perdere. Tutto quello che è stato fatto per questo ragazzo, è stato fatto per il suo bene. E i servizi sociali continueranno a operare con questo obiettivo».
La donna ieri ha chiuso il ragazzo in casa invitandolo a non aprire nè agli assistenti sociali, nè alle forze dell’ordine, ma poi, dopo un colloquio con un legale, ha trovato un accordo: via libera al ricovero di suo figlio a patto che possa accompagnarlo anche lei. Così nel pomeriggio di ieri ha caricato il ragazzo in auto e si è presentata dagli assistenti sociali che avevano organizzato il viaggio verso la clinica.
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