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Modena, a decine in coda per il pane alla chiesa di Sant'Agostino

Modena, a decine in coda per il pane alla chiesa di Sant'Agostino

Cronaca di una mattinata con “gli angeli” che distribuiscono sacchetti a chi è povero, tantissimi anche gli italiani

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MODENA. Nella chiesa di Sant’Agostino, ogni giorno, ci sono angeli anonimi che si prendono cura di alcuni “dimenticati” di Modena. Persone di diverse età e nazionalità, ricevono pane, vestiti (periodicamente) e motivi di speranza per il futuro.

Le 10.50 sono appena passate e davanti all’ingresso della parrocchia ci sono oltre cinquanta donne e uomini in attesa. Tra le mani hanno borse, qualche mamma tiene la mano ai figli. Le campane delle 11 sono un segnale: inizia la distribuzione alimentare. Ad aprire la porta è una suora. Si fa il segno della croce, recita il Padre Nostro e inizia la distribuzione dei sacchetti. In tutti ci sono pani; in alcuni si trovano dolci, gnocco, brioche. Ce ne sono sei ceste piene.

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«Se avanzano faremo un altro giro», assicura la suora a chi ne chiede ancora. I loro volti per un attimo dimenticano le difficoltà del presente. Basta un sorriso, una domanda, un gesto. È un incontro breve, ma intenso. Chi distribuisce gli alimenti potrebbe sperare, in senso buono, di non rivedere presto così tante persone bussare alla porta. Vorrebbe dire che avrebbero superato la povertà. Tuttavia, ci potrebbe essere anche il timore che non ce la facciano. «Vediamo sempre tante persone - assicura la sorella, suor Arcangelina - e molte sono colpite da nuove povertà. Offriamo loro pane, vestiti, ascolto».

 

Le attività sono tante, le persone assistite altrettanto. «Quando abbiamo iniziato, oltre dieci anni fa, le esigenze erano diverse - ribadisce suor Isabella - prendevamo dai quindici ai trenta panini al giorno in tre forni». Non tutti hanno un abito religioso. «Ci sono circa quindici volontari - riprende suor Isabella - se non ci fossero loro non ce la faremmo». «Lo facciamo con il cuore», garantisce una donna che distribuisce il pane. «Ogni giorno diamo un sacchetto ad almeno cento persone - assicura Carlo Cigarini, volontario - a chiunque si presenti alla porta. Molti modenesi anziani si vergognano a venire. Preferiscono aspettare che ci siano meno persone». In coda si trovano italiani, rumeni, polacchi, marocchini, filippini, peruviani. «Distribuiamo anche otto-dieci ceste al giorno», sottolinea suor Arcangelina. I volontari sono giunti al servizio da varie strade. Carlo come favore a un parroco cinque anni fa. Maria Gemma ha fatto la scelta un anno prima durante una benedizione della casa. «Da allora ne faccio parte con sempre più convinzione», riprende la donna. È lei a spiegare che i vestiti sono distribuiti i venerdì pomeriggio dalle 15 e secondo intervalli precisi, scanditi in un registro. «Servono soprattutto scarpe da uomo, jeans da uomo - aggiunge suor Isabella - e indumenti per bambini sino a sette anni. Devono essere puliti e in buono stato». C’è anche chi, come Anna Rita, segue diversi servizi. L’aspetto più importante, rimarca don Graziano Gavioli, «è la disponibilità ad amare e rispettare le persone bisognose per come sono». Il parroco aggiunge che ci sono almeno quaranta persone che seguono i corsi d’italiano, tra mattino e pomeriggio.

Non è tutto. «Porta Aperta ha aperto una sartoria nel territorio della nostra parrocchia - ricorda don Graziano - che funziona grazie al lavoro dei nostri volontari. Il nostro guardaroba parrocchiale di abiti usati periodicamente prepara scatoloni di abiti in esubero e li regala a Porta Aperta. Lunedì e martedì un volontario di Porta Aperta recapita in parrocchia alcune porzioni di cibo provenienti dalla mensa dell'Accademia per il pranzo quotidiano. Si tiene in canonica con chi non ha altre possibilità di mangiare». Di cosa c’è più bisogno? «Della disponibilità e della pazienza - risponde il sacerdote - a stare insieme alle persone che chiedono aiuto; di dialogare con loro e di conoscerle oltre gli stereotipi e i pregiudizi; di creare per quanto possibile insieme a loro una relazione d'amicizia e di fiducia; di condividere generosamente con loro parte di quanto si possiede. Penso che Gesù ci domandi questo. Le povertà più gravi sono la solitudine e l'emarginazione».

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