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Pavullo, la maestra indagata in Procura per l’interrogatorio

Pavullo, la maestra indagata in Procura per l’interrogatorio

 Manuela Giacomozzi dovrà difendersi dalle accuse di maltrattamenti I legali: «È serena ma provata. Sul web violenza inaudita e condanne preventive»

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PAVULLO. «È serena, ma provata», così l’avvocato difensore di Manuela Giacomozzi, Roberto Bortolotti, descrive la condizione emotiva della maestra. Oggi alle 10,30 in Procura sarà interrogata dal gip Eleonora De Marco e dal procuratore Marco Imperato, ai quali dovrà fornire le spiegazioni dei suoi comportamenti e rispondere all’accusa di maltrattamenti.

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«Terremo una difesa il più leale e aperta possibile nei confronti della Magistratura», specifica l’avvocato Roberto Bortolotti. Il legale della Giacomozzi aggiunge: «La mia assistita, quando le sono state mostrate le immagini per la prima volta, avrebbe detto di non riconoscersi, ma questo non significa che abbia negato di essere lei. Potrebbe aver detto che non riconosce come propri quei comportamenti. E sono due cose diverse».

Un fraintendimento, dunque. «Ho visto Manuela due volte in questi giorni - prosegue l’avvocato Bortolotti che difende la maestra assieme a Ruggero Castelli - ed è ovvio che sia provata dal ciclone mediatico che si è scatenato nei suoi confronti, in particolare sui social network. Ho letto frasi di una violenza inaudita. A tal proposito, non si può che stigmatizzare la modalità violenta di diffusione della notizia scelta da talune testate giornalistiche, locali e non. Né si può evitare di rimanere attoniti di fronte a quanto, in queste ore, accade sui più noti social (la maestra ha chiuso il suo profilo Facebook, ndr), dove si sono lette una moltitudine di condanne preventive, emesse senza alcuna considerazione né delle risultanze delle indagini, né del principio di presunzione di non colpevolezza».

La speranza dei legali della Giacomozzi è di ridimensionare il clamore della vicenda: «Completa fiducia nell’operato della Magistratura modenese, e ci auspichiamo di poter ridimensionare i contorni della vicenda, ancora confusi per il clamore mediatico. Con la speranza di giungere a valutazioni ed analisi equilibrate che tengano conto e salvaguardino gli interessi degli alunni e delle famiglie, ma anche le esigenze di garanzia che stanno alla base e connotano il giusto processo, quale unico ed insostituibile strumento per la verifica della sussistenza di presunti fatti costituenti reato».

Giovanni Balugani

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