Si dimette l’assessore Ingrid Caporioni
L’ultimo scontro con Muzzarelli la spinge ad uscire: «Impossibile proseguire, me ne vado per coerenza e dignità»
«Tornerò a scuola con piacere». A parlare, interrotta da qualche lacrima, è un Ingrid Caporioni più umana che mai. Erano le 16.42 di ieri, giorno in cui ha presentato le dimissioni da assessore. Di politica e della scelta di fare un passo indietro non ha desiderato parlare. «Amo particolarmente il mio lavoro - ha sottolineato Caporioni - e tornerò a scuola con piacere». Un piacere che sembrava essere diminuito nell'incarico politico. Lo testimonia la lettera al sindaco Gian Carlo Muzzarelli con cui s’è aperta la crisi di Giunta. Le parole sono incontrovertibili. Da una parte c’è “l’entusiasmo”, dall’altra “l’insoddisfazione e l’impossibilità di fare”. Nel documento Caporioni prende atto «che non vi siano più, ormai da tempo, le condizioni per proseguire l’esperienza in Giunta».
Da ciò il desiderio di non rinunciare all’entusiasmo, la caratteristica «che mi ha portato ad accettare il delicato compito conferitomi». Una dote che non desiderava si perdesse «nell’insoddisfazione e nell’impossibilità di fare, causa la mancanza di rispetto nei confronti della mia persona». Pertanto, ha deciso di rinunciare all’incarico «per dignità e coerenza».
Saltano così le deleghe in sei campi: centro storico, formazione professionale, lavoro, pari opportunità, partecipazione, quartieri. Proprio sugli ultimi due punti si sarebbero registrate, anche in un passato recente, alcune frizioni. Da tempo recriminava poca partecipazione in giunta. I toni erano stati particolarmente accesi nell’ultima riunione, martedì scorso. Il 22 ottobre scorso l’ormai ex assessore aveva criticato in consiglio comunale i presidenti dei Quartieri (tutti del Pd). Caporioni lamentava di aver ricevuto poca considerazione e di non poter convocare i consigli. L’astensione dell’unico consigliere comunale di Sel (Marco Cugusi) provocava l’uscita dall’aula di Caporioni. Vana la mediazione di Paolo Trande, capogruppo del Partito democratico. Un episodio che può indicare un malessere. Un altro è stato citato dall’opposizione. Il tema è quello della bigenitorialità, cioè il diritto di un bambino a mantenere un rapporto stabile con i genitori anche se non vivono più insieme. A lanciare la proposta di un registro un semplice cittadino, Gianfranco Molinaro. «Mi ero messo in contatto con l’assessore Caporioni - aveva spiegato il proponente - battutasi per farlo approvare in Giunta. Così non è andata però». Parlando di manifestazioni, Caporioni è stata più volte in prima linea. Sabato 23 gennaio era in piazza Mazzini al flash mob “Svegliati Italia”. «Evviva i diritti - ha sostenuto l’allora assessore - questa è una piazza da promuovere. Le differenze arricchiscono la società». Più ricco appariva il panorama sul lavoro in città. Appena lunedì aveva presentato gli ultimi dati su Modena e si era soffermata sul lavoro al femminile. Al genere femminile ha dedicato alcune battaglie, tanto da ottenere la “rivoluzione dei nomi comuni”. Ecco che, dal febbraio scorso, sono comparsi termini quali “assessora” e “consigliera”. Per Caporioni doveva essere il «via a una vera e propria rivoluzione culturale e un impegno politico importante per le politiche di genere e le pari opportunità che coinvolge tutti gli assessorati». Ma la politica è evidentemente qualcosa di più di assessora e assessore. È mancato quel “coinvolgimento” vero. L’unico assessore Sel in Giunta alla fine ha detto basta. In piazza Mazzini aveva lanciato un messaggio per «rompere le catene» contro l’omofobia. Una realtà in «c’è ancora molto di nascosto», come aveva rimarcato presentando dati sul fenomeno a Modena.
Come la «rottura delle catene», così è stata netta la presa di posizione nelle dimissioni.
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