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«Bar, alberghi e ristoranti in aumento»

«Bar, alberghi e ristoranti in aumento»

«Un trend consolidato da anni grazie all’incremento della vocazione turistica ma diminuisce il commercio a sede fissa»

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Il presidente provinciale di Confcommercio Giorgio Vecchi, dopo avere analizzato i dati sulla movimentazione delle imprese modenesi nel 2015, interviene per sottolineare il consolidamento di una tendenza di crescita, ormai da cinque anni, da parte di alberghi, ristoranti e bar.

«I dati della Camera di Commercio - premette Vecchi - sono nel complesso una buona notizia, dopo anni di segni meno generalizzati. Rispetto al settore commercio, turismo e servizi, sul piano quantitativo permangono delle ombre, con particolare riferimento al commercio in sede fissa: nel 2015 ha subito un ulteriore arretramento, sia pure lievemente meno marcato che negli anni scorsi, passando da 4.659 a 4.605 unità in provincia. La perdita di altre 54 imprese nel 2015 fa sì che i negozi attivi siano passati, nell'ultimo quinquennio, da 4.906 appunto a 4.605 con 301 unità in meno».

Va ricordato che i negozi a sede fissa comprendono tutte le attività commerciali specializzate e non specializzate.

«Dai dati Infocamere, che abbiamo rielaborato - dice il presidente di Confcommercio - emergono anche luci, che riguardano il macro-settore costituito da alberghi, ristoranti e bar e che nel corso dell'anno ha guadagnato 58 imprese attive (e addirittura 114 registrate), passando da 3.642 a 3.700 unità. È un trend consolidato negli anni passati e a dispetto della crisi, tendenza che riguarda essenzialmente tre fattori: una liberalizzazione del settore della ristorazione, per certi aspetti selvaggia; un cambio di abitudini alimentari delle famiglie che hanno accentuato la propensione verso consumi extradomestici; l'incremento della vocazione turistica dei nostri territori».

«Infatti - continua Vecchi - se consideriamo l'arco temporale tra dicembre 2010 e dicembre 2015, la somma di bar, ristoranti e alberghi attivi nel Modenese, è passata, pur in presenza di una crisi pesantissima, da 3.515 a 3.700 unità (+185), segnando così un incoraggiante +5 per cento. E questo in controtendenza rispetto alle dinamiche che hanno riguardato le categorie del terziario e in linea con un’analisi condotta nelle scorse settimane dal Centro Studi di Confcommerico su un panel di 39 città medie in Italia».

«Questi dati da noi elaborati confortano - dice ancora il dirigente di Confcommercio - la nostra idea che sia necessario aumentare anche gli investimenti locali su due fronti: la valorizzazione del commercio di vicinato, con particolare riferimento alle periferie a rischio desertificazione; la messa in campo di politiche e azioni mirate e tese ad aumentare la capacità delle nostre città, a partire da Modena, a intercettare flussi turistici».

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