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san felice. la ricostruzione bloccata

Bargi: «Molino Ariani allo stremo, burocrati muovetevi»

Bargi: «Molino Ariani allo stremo, burocrati muovetevi»

SAN FELICE. Passano le settimane, anche dalle riunioni organizzate dopo la preoccupazione espressa dai titolari dell’azienda e dalla mobilitazione dei sindacati, ma segnali ufficiali di una...

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SAN FELICE. Passano le settimane, anche dalle riunioni organizzate dopo la preoccupazione espressa dai titolari dell’azienda e dalla mobilitazione dei sindacati, ma segnali ufficiali di una inversione di rotta burocratica non ne sono arrivari.

E così in questo limbo la storica azienda Molino Ariani, fondata nel 1878, rischia di interrompersi per sempre.

A riportare la questione di atualià è Stefano Bargi, consigliere regionale della Lega Nord, per il quale la chiusura dell’azienda è ineluttabile «se entro tempi ragionevolmente brevi, non verranno ripristinati l’attività produttiva, la manodopera e, di conseguenza, le ricadute socio-economiche nel comprensorio di San Felice».

E il giudizio, al di là delle prevedibili rassicurazioni o smentite, è ineluttabile: colpa di una burocrazia esagerata «la quale sta producendo più danni del sisma del 2012 – afferma Bargi – e proprio per questo, l’azienda Ariani non può ancora ripartire con la sua attività».

«Lungaggini burocratiche e ritardi nell’erogazione dei fondi per la ricostruzione stanno creando danni quali la perdita di quote di mercato e l’inattività delle maestranze».

A quanto risulta a Bargi, « il ritardo nello stanziamento dei fondi per la ricostruzione e il ripristino dell’attività economica dell’azienda modenese, è dovuto, oltre alle estenuanti richieste di continue integrazioni a documenti già forniti, anche ad un iniziale errore nella classificazione dell’azienda come impresa agricola, anziché a vocazione industriale. La conseguenza di questo “refuso” è l’attuale ritardo che, a cascata, colpisce lo stanziamento di risorse, la ricostruzione e la ripresa dell’attività».

«Ritengo che assurde lungaggini e politiche poco coraggiose, stiano rallentando lo stanziamento di risorse, quasi che vi sia il timore di far arrivare un euro di troppo ai terremotati. Tutto questo senza contare il danno all’indotto», chiude Bargi, annunciando una interrogazione.

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