Gazzetta di Modena

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Dda, chieste condanne per sei modenesi

di Alberto Setti
Dda, chieste condanne per sei modenesi

Pene durissime nell’abbreviato per recidere i legami con la ’ndrangheta ma la polemica si estende fuori dall’aula ai Comuni

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L’inchiesta Aemilia continua a sconvolgere schemi e coscienze, dentro e fuori l’aula bunker di Bologna, in tutta la regione, Bassa inclusa. Con la richiesta di complessivi 300 anni di reclusione nel corso del rito abbreviato che prevede sconti di pena di un terzo (parleremmo altrimenti di 450 anni di reclusione) la Direzione Distrettuale Antimafia ha voluto dare un segnale inequivocabile. Per recidere una delle radici più importanti delle infiltrazioni al nord, quella della ’ndrangheta cutrese e dei tanti suoi amici, consapevoli alleati e “imbranati” o interessati “utili idioti” in Emilia.

Dei 71 imputati in questa fase del processo sei sono modenesi. C’è Gerrini, il tecnico del Comune di Finale, figura chiave per spiegare quali criteri economici con mire “istituzionali” (gli appalti e le conoscenze) ispirassero l’azione del clan. C’è il giornalista carpigiano-modenese “prestato a Reggio”, quel Marco Gibertini che conduceva una trasmissione tv dai propositi importanti (“Poke balle”). Ci sono personaggi già al centro di attenzioni (Paolo Pelaggi di Maranello) e altri rimasti finora nell’ombra, ma con ruoli chiave nel collante economico che doveva stabilizzare lo stile della cosca al Nord. Parliamo di gente di Formigine, Fiorano e Spilamberto. Per loro e per tutti e gli altri imputati in abbreviato la richiesta è di condanne, pesanti. Anche a 20 anni di reclusione. Per Nicolino Grande Aracri, il boss della cosca “madre”, quella cutrese, sono solo 12 gli anni richiesti, in quanto a margine di quella che invece è una organizzazione tutta all’emiliana.

La sentenza del Gup Francesca Zavaglia è attesa a giorni, mentre oggi sarà la volta delle arringhe delle parti civili costituite. Poi, come noto, toccherà agli altri 147 imputati, quelli rinviati al dibattimento (dove mancheranno i boss) nel processo che si terrà a Reggio, dal 23 marzo. E dove, si ritiene, arriveranno le costituzioni di parte civile di tutti Comuni della Bassa che si erano “addormentati” per Bologna.

Intanto, fuori dal processo, il clima resta rovente. Tensioni che ne sono state anche nella Bassa. A partire dal Comune di Finale proposto per un commissariamento e archiviato- salvato dal ministro Alfano; senza dimenticare San Felice, dove sono riesplose dure polemiche sull’ importanza - diciamo così - delle entrature della famiglia Bianchini. Polemiche ce ne sono ovunque: a Brescello il sindaco Coffrini si è appena dimesso, tre anni dopo avere usato parole ingenue ed inaccettabili sull’altro boss Francesco Grande Aracri, che finora ha vissuto ben bene proprio a Brescello. E polemiche stanno devastando una Reggio Emilia impreparata alla lettera dell’imputato di Aemilia Pasquale Brescia, che dal carcere scrive all’attuale sindaco Vecchi parole diversamente interpretate dalla politica, ri-infiammando le polemiche di pochi giorni fa, quando si è scoperto che quel sindaco vive in una casa acquistata (inconsapevolmente) dall’ impresario-imputato Francesco Macrì ora in carcere.

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