Don Franco: «La fine di un incubo»
Serra. Il sacerdote dopo l’assoluzione: «Ora voglio finire la costruzione dell’asilo»
SERRAMAZZONI. È stata la fine di un incubo per don Franco Mislei la sentenza con cui martedì il gup Paola Losavio ha decretato la sua assoluzione “perché il fatto non costituisce reato” nell’ambito della vicenda dell’asilo di Riccò, finita nella maxi inchiesta sull’Urbanistica di Serra. La costruzione del fabbricato in area G2 destinata a verde è invece costata la condanna a 4 mesi all’architetto Paolo Sorzia, progettista e direttore dei lavori, e il rinvio a giudizio con rito ordinario per l’ex sindaco Luigi Ralenti e l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi. Ma il giudice ha riconosciuto la buona fede della Fondazione Paride Colfi, di cui don Franco è presidente, che aveva commissionato l’opera con l'intento di dare un servizio al territorio: «Posso dire di avere dormito più del solito la notte – osserva don Franco, che era in aula alla lettura della sentenza – perché finalmente era finita una vicenda anche emotivamente molto coinvolgente. Non pensavo solo a me, ma anche all’immagine della Fondazione, che doveva essere riconosciuta nelle sue finalità sociali: nessuno al suo interno aveva mai pensato al lucro, ma solo alla necessità di creare un servizio per una zona del territorio che ne aveva bisogno, vista la sua collocazione periferica. È il riconoscimento di questa intenzionalità la soddisfazione maggiore: ringrazio davvero l’avvocato Riccardo Pelliciardi che ha saputo mettere in chiaro le cose». Don Franco, a 86 anni, nei mesi scorsi si era fatto anche interrogare in Tribunale, “un’esperienza che faceva sudare freddo chi non l’aveva mai vissuta, ma è passata anche questa”. E ora guarda avanti: «Mi auguro che adesso si possa collaborare con l’amministrazione comunale per avere l’autorizzazione a portare a compimento l’opera e vederla finalmente in funzione. Mi piacerebbe finire i lavori e arrivare all’apertura già per questo mese di settembre, anche se capisco che sarebbe questo il periodo delle iscrizioni e non si possono prendere impegni con una struttura tuttora sotto sequestro. Bisognerebbe che si sbloccasse al più presto questa situazione, che è un po’ paradossale: abbiamo visto anche un finestrone aperto dal vento ma non si capisce chi possa andare a chiuderlo».
Da parte sua, c’è la disponibilità a rivedere la convenzione col Comune alla luce della sentenza del Tar, “ma non possiamo pensare a un affitto gratuito, perché la Fondazione ha fatto un mutuo da più di un milione per fare i lavori e per pagare le rate ha bisogno di un’entrata. Siamo pronti ai sacrifici ma serve collaborazione». (d.m.)
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