Manichino, una mostra “record”
Sommersa dalle critiche risulta tuttavia la più vista a Modena negli ultimi anni
La mostra "Il manichino della storia" ha totalizzato circa 17 mila spettatori, e nonostante le polemiche si è trattato di un piccolo... record. Non di un flop.
Avete letto bene. Quel che è certo infatti è, che sia piaciuta oppure no, la mostra de “Il manichino” è stata in assoluto l’esposizione con maggior pubblico organizzata negli ultimi anni sotto la Ghirlandina.
Tralasciando una straordinaria rassegna di Anselm Adam di Filippo Maggia che assommò 70mila persone (caso più unico che raro da queste parti, la classica rondine che non fa primavera) negli ultimi tempi le mostre sono state infatti ben al di sotto di 17mila ingressi.
Secondo Il Giornale dell'Arte la rassegna di Walter Chappell è arrivata a quota 15mila persone, mentre e "Modena e i suoi fotografi" ne ha sommati 5mila. Altre rassegne di Fondazione Fotografia (ente costoso) come quella di Kenro Izu e Mimmo Jodice è arrivata a 11mila (e presto esporrà alla Civica anche il figlio di quest'ultimo Francesco). E Axel Hutte è arrivata a quota 6mila, mentre le mostre della Civica sono più o meno su questi dati. Da qui può trarre giustificazione il giudizio positivo dell’assessore l'assessore alla cultura Gianpietro Cavazza, che ha parlato di buona performance. Ma i problemi non mancano a cominciare dal tema dei movimenti turistici che per questa mostra certo non si sono visti. Numeri che comunque non interessano all’opposizione che ha criticato duramente e senza alcuna attenuante i risultati di questa mostra. Collegando soprattutto costi e numeri totalizzati .
«La discussa mostra targata Cavazza- Mazzoli - commentano gli esponenti della Lega Nord Filippo Panini e Stefano Soranna - è stata solo un enorme spreco di denaro pubblico. Ci sono stati 9812 paganti per 36824 euro in totale e dire che il sindaco Muzzarelli, il gallerista Mazzoli e il curatore Milazzo parlavano di un importante ritorno di immagine anche all'estero. A dire il vero sull'inglese Guardian ci siamo andati solo per le dimissioni dell'ex direttore della Civica Pierini». Carroccio giù pesante anche sul futuro del Mata: «Nuovi disastrosi incassi previsti con le mostre annunciate e noi boicotteremo i futuri appuntamenti auspicando un immediato ricambio all'assessorato».
Per il Movimento 5 Stelle «C'è poca trasparenza sugli 80 mila euro per i costi di trasporto, avvenuti quasi tutti nella zona: 3mila 865 euro per il cavallo di Paladino, 12 mila per la fontana. Per il trasporto di una sola un’opera si sono spesi 32 mila euro senza gara di appalto, incarico affidato di fiducia, a differenza di quanto affermato dall'assessorato. Il programma del MaTa invece di guardare avanti lascia alla deriva il Museo della figurina, la Civica e la Palazzina Vigarani con programmazioni culturali lacunose».
Infine le associazioni. Per gli Amici di S.Agostino c'è «una netta retrocessione delle politiche culturali della città» e «viene confermato un indirizzo preoccupante e inaccettabile di privatizzazione di importanti istituti culturali».
E infine anche Italia Nostra non ha mancato le proprie sottolineature: «Dalle iniziative si capisce che sono mostre concepite fuori di una autonoma e originale progettazione della istituzione comunale. Difficile cogliere nell'elenco di mostre un qualsiasi disegno organico che possa dirsi progettazione».
Stefano Luppi
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