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Moda: servono export, ricerca, innovazione

Ieri a Bologna un convegno per analizzare punti di forza e criticità regionali e del distretto di Carpi

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Un malato grave, ma non in pericolo di vita. È con questa metafora medica che possiamo inquadrare lo stato di salute del Comparto Fashion della nostra regione, i cui numeri e le cui possibili soluzioni di rilancio sono stati discussi ieri a Bologna nel convegno “Emilia-Romagna Fashion. Quale politica industriale per il sistema moda”.

Sono stati presentati approfondimenti e scenari sul tessile, abbigliamento e calzaturiero: un confronto per costruire nuove politiche industriali. Partendo dai numeri regionali è emerso che sono più di 7.200 le imprese manifatturiere (5,5% delle imprese regionali), con circa 52 mila addetti (il 5,1% degli addetti regionali), un export di 4,6 miliardi di euro (12,7% delle esportazioni nazionali). E se alla parte tipicamente industriale si aggiunge la componente terziaria legata alla filiera della moda - con quasi 23mila imprese che impiegano circa 90mila addetto - il fashion made regionale ha 30 mila imprese e 142mila addetti. Occhio di riguardo per il distretto carpigiano, che rappresenta l’espressione di come un sistema perlopiù di piccole-medie imprese abbia reagito alla globalizzazione.

A tracciarne il ritratto Daniela Bigarelli di R&I, che ha individuato gli aspetti critici del distretto: uno riguarda le piccole imprese ritenute molto tradizionali, legate al mercato interno, con scarsa visibilità del marchio, non in grado di valorizzare il Made in Italy sui mercati esteri. L’altro alla subfornitura che è legata prettamente a questo tipo di imprese. Insieme le due entità rappresentano i due terzi dell’occupazione del distretto. Bigarelli ha anche individuato gli aspetti dinamici e innovativi della zona carpigiana rappresentati dalle imprese finali strutturate, in crescita sui mercati internazionali, con marchi forti e strategie di integrazione a valle attraverso l’apertura di reti monomarca e che hanno un legame molto debole con la subfornitura locale. Non fanno da traino alla filiera locale, ma contribuiscono a formare nuove competenze per il distretto come quelle che riguardano la comunicazione, il marketing, la gestione delle reti di vendita. Altro punto a favore è dato dall’innata capacità creativa, sulla quale bisogna investire per innovare sempre di più il prodotto. Dal 2003 al 2015 la produzione complessiva è calata del 41,9%, mentre con l’avvio della crisi, dal 2008 al 2015, il fashion ha perso complessivamente il 7,8% delle imprese e 10,4% degli addetti (sul versante produzione -14,8% le imprese e -18% gli addetti mentre per quanto riguarda la parte commerciale -4,4% le imprese e -0,2% gli addetti). Il distretto carpigiano dal 1990 ha perso il 61,1% delle imprese, gli addetti sono calati del 49,1%. Il rilancio del fashion regionale passa da ricerca, innovazione, export e una produzione a forte identità che possa poggiare su una rinnovata rete di distribuzione.

Maria Vittoria Melchioni

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