La trappola scattata nel cuore di Trieste
I tre lituani erano pronti per un attacco fotocopia ai danni di un gioielliere che però li ha fatti catturare
TRIESTE. Tre i banditi catturati l’altra mattina a Trieste dalla polizia quando due di loro (il terzo aspettava in macchina) erano ormai sulla porta della gioielleria che avevano scelto il giorno prima come teatro del loro assalto. Un assalto che se non fosse stato stoppato per tempo si sarebbe rivelato particolarmente brutale, pericoloso per il gioielliere, a colpi di spray urticante e pugni in faccia come a Modena. A proposito di gioielliere: è stata sua la prima delle due intuizioni che alla fine hanno portato al blitz degli agenti in borghese. E all’arresto di Mantas Lukauska, 36 anni e Andrius Klasavicius,29 anni, i due rapinatori e l’autista Edvinas Petruskevicius. Tutti e tre i banditi sono stati arrestati per tentata rapina aggravata.
Esattamente il giorno prima della cattura della banda, il commerciante di Trieste ha contattato la polizia: «Nel mio negozio sono entrati due uomini stranieri che mi hanno destato dei sospetti, si guardavano intorno, sembrava come se stessero facendo un sopralluogo». I fotogrammi di quanto le telecamere avevano registrato proprio in quei momenti “sospetti” sono stati incrociati con le immagini presenti nei database del Viminale. Ne è venuto fuori che almeno una delle facce era di un uomo ritenuto responsabile della rapina di via Selmi a Modena. una rapina peraltro dal marchio di fabbrica tipico di determinate bande di predoni dell’Est, lituani in particolare. A quel punto era ormai in moto la macchina investigativa, coordinata in Procura . Mercoledì mattina: una decina di poliziotti in borghese si è disposto a gruppetti senza dare nell’occhio nella zona della gioielleria “visitata” il giorno prima, mentre tutt’attorno, lungo le direttrici stradali, le “pantere” della Squadra volante erano dislocate nei punti più giusti nel caso si sarebbe concretizzato un inseguimento. Non ce n’è stato bisogno: due dei tre ladri, una volta individuati nei paraggi del negozio, sono stati via via accerchiati senza che se ne accorgessero e sono stati “placcati” praticamente sulla porta prima che avessero il tempo di accennare a una reazione. Nello zaino, come ha riferito Calì, avevano “il kit del perfetto lituano rapinatore”, spray urticanti per cominciare prima di passare ai pugni, guanti per rompere i vetri e arraffare gioielli e meglio ancora orologi di prestigio, un “passepartout” per forzare all’occorrenza piccole casseforti, nastro adesivo per tappare le bocche e fascette da elettricista per legare le mani. Beccati i primi due, è scattata la caccia al terzo uomo, a colui che doveva essere in auto, da qualche parte, ad aspettare.
Gli investigatori della Mobile l’hanno rintracciato al volante, col motore spento, poco lontano su un’Auto con targa lituana. Neppure lui ha opposto resistenza. Il navigatore era già impostato su una destinazione estera, in Macedonia, dove forse avevano già in agenda un appuntamento con un qualche ricettatore.
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