Cibo e cura: ecco la risposta alla povertà
L’assessore Urbelli: «Sono circa 7mila le persone in difficoltà». Emporio Portobello, dallo scambio ai gruppi di acquisto
«L'emporio Portobello di via Divisione Acqui come “il tavolo del cibo”». A parlare è Emanuela Carta, presidente delle associazioni di volontariato modenesi (Asvm).
«Un polo del cibo sostenuto dal Comune - ha ripreso il presidente - oltre che dalla comunità. Al centro non c'è più solo Portobello, ma c'è l'emporio in relazione di scambio attraverso un modello sistemico o funzionale, ma comunque di rete. Sì, perché il cibo crea relazioni». Relazioni instaurate che i volontari intendono creare sempre più nel futuro.
Come proseguirà l'attività dell'emporio solidale? Spiega la Carta: «Vorremmo intraprendere un percorso di autonomia e far diventare Portobello un'associazione a tutti gli effetti vorremmo inoltre proseguire il sostegno alle famiglie che si rivolgono al market solidale e obiettivo più importante: la creazione di un gruppo di acquisto popolare (Gap)».
Le cifre di dicembre indicavano che 1.137 famiglie e 4.170 persone hanno trovato una risposta solidale nell’emporio. «Nato dalla voglia di “prendersi cura degli altri” - ha ricordato Luigi Zironi, ideatore del progetto nato nel giugno 2013 - “assiste” ogni mese 230-250 famiglie».
Il concetto di “cura” è stato uno dei due aspetti fondamentali trattato ieri. L’altro era il cibo. E chi meglio di noi italiani conosce il significato della relazione tra i due? Il cibo inteso non solo come nutrimento del corpo, ma in una cornice più ampia. Un binomio che include l’elemento aggregante, l’educazione alimentare, il momento di piacere da condividere. Una condivisione che può riguardare anche i meno fortunati. A volte, infatti, il cibo è una risorsa indisponibile per molte famiglie. È così che le associazioni di volontariato del territorio cercano di sopperire a questa esigenza. Occorre però cambiare prospettiva.
«Il cibo non è solo necessario per vivere - ha spiegato Claudia Anselmi, rappresentante del progetto “Famiglia in rete” - ma è legato ad aspetti culturali e sociali». La povertà è uno degli aspetti seguiti dai servizi sociali comunali. I nuovi dati, ha assicurato l’assessore al Welfare Giuliana Urbelli, non sono ancora disponibili. Il 19 dicembre scorso la Urbelli aveva riconosciuto che circa 7mila persone a Modena si affidano allo sportello comunale. Allora, non c’era stato alcun miglioramento.
«Sul tema della povertà - ha spiegato ieri l'assessore - non ci sono dati nuovi. Il numero di persone intercettate dai servizi sociali è rimasto costante ai dati di dicembre. È importante intervenire a sostegno della povertà, ma è necessaria una ripresa economica. Povertà, ripresa economica e conseguente diminuzione della disoccupazione vanno di pari passo, perciò da dicembre non c'è stato alcun miglioramento». Com'è possibile sostenere la fascia di povertà relativa? «È necessario collegare il sostegno alle famiglie in difficoltà economica - ha spiegato l'assessore - con una logica di welfare di comunità». Welfare di comunità che sembra la logica alla base del progetto “Famiglia in rete”.
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