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Corteo per ricordare le vittime delle foibe

Corteo per ricordare le vittime delle foibe

«Non è forse giusto che una parte politica possa commemorare le vittime di una strage insensata, causata da un odio cieco e che ha portano nelle foibe centinaia di migliaia di italiani?» Sta tutta...

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«Non è forse giusto che una parte politica possa commemorare le vittime di una strage insensata, causata da un odio cieco e che ha portano nelle foibe centinaia di migliaia di italiani?»

Sta tutta qui, nella frase di Fabio De Maio, il senso della manifestazione che si è tenuta ieri per ricordare le vittime italiane dell’Istria e della Dalmazia, uccise alla fine della guerra nelle terre che poi diventarono Yugoslavia e che furono svuotate da chi non era nè serbo nè croato nè montenegrino. Così, con decine di bandiere e uno striscione tricolore di cinquanta metri, i giovani del Comitato 10 Febbraio hanno voluto ricordare a modo loro una delle pagine peggiori della seconda guerra mondiale.

Poco prima delle 18 un corteo composto da poco più di 250 persone si è avviato da largo Garibaldi su via Emilia verso corso Canalgrande, corso Vittorio e infine piazza Natale Bruni.

Lì c’è il cippo che ricorda il sacrificio silenzioso e le vittime delle stragi compiute dalle truppe comandate dal generale Tito e dalle bande paramilitari che affiancavano i partigiani. È un pezzo di roccia bianca arrivata direttamente da una cava di Aurisina, un pezzo di Carso arrivato nel cuore della Pianura Padana e sistemato davanti al Tempio dei Caduti, idealmente vicino alla chiesa dove sono riportati i nomi dei caduti modenesi nella prima guerra mondiale.

«Non abbiamo voluto altre bandiere che non fossero il tricolore. Nè slogan di partito» hanno avvisato preventivamente gli organizzatori. In effetti tra le simpatie politiche dei partecipanti, vicini o vicinissimi a Fratelli d’Italia, e lo sventolio delle bandiere tricolori, non c’era molta distanza.

Non a caso era presente lo stato maggiore del partito, da Michele Barcaiuolo ad Andrea Galli. Non mancava neppure Paolo Casolari, figura di spicco della destra modenese e da molti anni pendolare tra Modena e Roma per lavoro e che ha dedicato un film all’esilio di istriani e giuliano-dalmati.

Vistosa invece l’assenza dei profughi, pure presenti a Modena con una loro associazione, ma comprensibile e non solo per ragioni anagrafiche.

Anche se molto anziani non mancheranno mercoledì 10 febbraio alle commemorazioni della Giornata della Memoria, che da pochi anni è entrata nella memoria collettiva, e condivisa, dell’Italia. Sono loro gli ultimi testimoni viventi che ha portato all’uccisione nelle foibe, le caverne sotterranee, di decine di migliaia di italiani e l’esodo di un altro mezzo milione verso l’Italia. Una vera pulizia etnica, la prima nei Balcani. Bene, i profughi di Modena con figli e famiglie saranno i protagonisti della Giornata del Ricordo, ma proprio per evitare strumentalizzazioni ideologiche preferiscono solo manifestazioni dove saranno presenti le istituzioni. (s.c.)

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