Galli porta il «Caso-Cavazza» in consiglio
Forza Italia chiede di votare ordine del giorno sulle dimissioni dell’assessore causa flop del Mata
Dalle polemiche a mezzo stampa a un dibattito vero e proprio in consiglio, con voto finale su dimissioni, o salvataggio, dell’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza.
Non pago delle risposte -ritenute deludenti - ottenute a proposito del bilancio finale della mostra “Il manichino della storia”, Andrea Galli, capogruppo di Forza Italia, ha deciso di far pronunciare l’intero consiglio comunale . Lo fa attraverso la presentazione di un ordine del giorno che, mette in fila tutta una serie di quelle che vengono ritenute gravi lacune emerse da un anno a questa parte, arrivando all’inevitabile conclusione «si chiedono le dimissioni dell’assessore alla Cultura Gianpietro Cavazza».
Ma quali sarebbero i capi di imputazione per l’assessore?
La lista è lunga. Intanto il “peccato originale” costituito dalle polemiche dimissioni del direttore della Galleria Civica Marco Pierini, che a oltre un anno dal suo addio non è ancora stato sostituito, cosa non da poco trattandosi di uno dei principali enti culturali cittadini. Le altre accuse riguardano invece il Manichino della storia, dall’A alla Z. Dove per A si deve intendere Affitto di una sede della quale l’amministrazione non aveva assolutamente bisogno, e Z lo “zero” rappresentato dal reale apporto di visitatori d’oltre confine giunti per questa mostra. Nel merito della mostra viene contestata: la genesi dell’evento annunciato senza alcun passaggio in commissione cultura nè in consiglio, la gestione delegata non alla Galleria Civica, ma appaltata ad un soggetto privato. «Il filo logico seguito per la mostra “Le collezioni d’Arte contemporanea modenesi” era troppo debole per interessare pubblico oltre Secchia e Panaro. E ancora: le previsioni errate relative alle presenze, l’investimento elevato rispetto ai benefici realmente ottenuti, i costi lievitati a causa di modifiche come l’aggiunta dell’Iva al costo dell’affitto della mostra originariamente non prevista, fino ad arrivare al numero di visitatori giudicato il simbolo evidente del fallimento di questa mostra.
«Il numero di 16 mila 817 visitatori è stato artatamente gonfiato fin dalla scelta della sua apertura, 18 settembre, fatta coincidere con il festival filosofia e i suoi 200 mila partecipanti, da cui sono giunti 6 mila dei 7mila 635 ingressi omaggi, e anche tra i paganti la mostra, ha mostrato fin dalle convenzioni il suo respiro internazionale - ironizza - sconti a chi faceva la spesa al Conad, a chi presentava il biglietto del bus... »Una serie di problemi da cui nasce non solo rammarico, ma «disappunto e sconcerto per la mancata presa d’atto del flop, dal quale non può che derivare una conseguenza: le dimissioni di Cavazza». La parola alla difesa, e i panni dell’avvocato li vestirà il gruppo Pd Muzzarelli in testa.
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