La diabetica licenziata: «Faccio causa al Comune di San Cesario»
L’impiegata del municipio: «Denuncio amministrazione e Ausl, una relazione medica attesta la mia idoneità al lavoro»
SAN CESARIO. Ha 54 anni, ma si sente ancora in grado di svolgere il proprio lavoro in modo efficiente e senza complicazioni.
Così, però, non la pensa il Comune di San Cesario che a novembre la ha licenziata, ritenendola, dopo una visita medica, inidonea a svolgere le proprie mansioni professionali. Paola, nome di fantasia scelto per tutelare la privacy della 54enne, non ci sta e di restare a casa con le mani in mano non ne vuole proprio sapere, per questo motivo intende fare causa non solo al Comune, ma anche all’Ausl.
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«In questo momento mi sento come in un limbo - racconta Paola - e andrò fino in fondo a questa storia, percorrendo ogni via legale possibile. Perché qualcuno ha deciso di lasciarmi a casa in maniera discriminante».
Paola soffre di diabete mellito, la diagnosi risale a 40 anni fa e quindi anche quando venne assunta in Comune, 25 anni fa, la patologia era già presente. Ciò, però, non le ha mai impedito di compiere il proprio dovere sul luogo di lavoro: «Da oltre vent’anni ero impiegata per il Comune di San Cesario e non avevo mai avuto alcun problema di sorte, se non le saltuarie crisi ipoglicemiche. Nel 2015 ho lavorato da gennaio fino a novembre, mese del licenziamento, e in quell’arco di tempo ho avuto 5 crisi. Non mi sembrano un numero tale da costringere il Comune a prendere un provvedimento così drastico».
Paola, però, qualche sospetto lo nutre: «Io penso che l’input sia arrivato dal mio responsabile diretto, preoccupato di rischiare la sua sicurezza. Mi spiego. Forse era preoccupato dal fatto che le crisi mi colpissero sul lavoro e quindi ha allertato i suoi superiori, chiedendo con insistenza che venissi sottoposta ad una visita di controllo».
La visita da parte della Ausl c’è stata e il collegio medico permanente (composto da 4 medici) ha giudicato Paola inabile, in maniera assoluta e permanente, a qualsiasi tipo di lavoro.
«E così sono stata lasciata a casa, mi hanno detto che di fronte ad una relazione del genere non hanno potuto esimersi dal licenziarmi. Ma io mi sento in grado di lavorare, eccome. Capisco che le crisi possano essere un problema, soprattutto perché giungono senza alcun preavviso e non c’è modo in cui io possa prevenirle, ma svolgevo mere mansioni d’ufficio e loro hanno badato solo alla sicurezza del Comune. Tra l’altro sono in lista d’attesa per un nuovo sistema di misurazione della glicemia che mi permetterebbe di avere un preavviso maggiore. Poi ritengo - prosegue Paola - anzi sono certa, che avrebbero potuto trovare una soluzione diversa da quella attuata».
Paola dunque farà causa al Comune e alla Ausl, forte di un altro parere medico: «Il mio avvocato ha in mano la relazione di un medico esterno che attesta come la mia patologia mi consenta senza problemi di svolgere il mio lavoro. Ho 54 anni, mi sento nel pieno delle mie potenzialità e non mi sembra giusto fermarmi ben prima del normale pensionamento. Mi mancano ancora 11 anni di lavoro e non voglio andare in pensione con la retribuzione minima».
Il Comune nei giorni scorsi si è difeso sostenendo come il licenziamento fosse inevitabile di fronte ad una relazione medica del genere, attivando anche le relative procedure di salvaguardia economica previste dalla legge e dal contratto di lavoro.
Ma Paola non chiede soldi, vuole solo potersi alzare ogni mattina e andare al lavoro, come ha fatto negli ultimi 20 anni. Un lungo periodo in cui il diabete non era mai stato un problema.
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