«Risorgimento, ridateci il museo»
Montecchi torna alla carica: «Sede chiusa dal 1990, ci sono spazi ideali per mettere i 2200 cimeli»
Il catalogo più completo di un museo modenese è quello di un museo chiuso da venticinque anni.
Per l’Istituto del Risorgimento il 2016 potrebbe essere l’anno della svolta, sempre che in piazza Grande ci siano vertici istituzionali disponibili a restituire gli spazi che dal 1894 al 1990 ospitavano i cimeli dei patrioti e dei combattenti per l’Unità d’Italia. Infatti a partire da quella data le sale del Palazzo dei Musei che raccoglievano 2200 pezzi tra armi, bandiere e documenti, sono rimaste desolatamente chiuse. Restauri? Se ne sono dette tante. Ma all’atto pratico, a parte i ricorrenti appelli per restituire alla città un piccolo tesoro di memorie, le promesse sono state pari agli impegni.
«Forse questa volta possiamo farcela - spiega sorridente Giorgio Montecchi, docente di storia all’università di Milano e presidente dal 2012 dell’Istituto del Risorgimento - Anche se abbiamo dovuto celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia con un museo già pronto e chiuso, il catalogo edito pochi anni fa dimostra la qualità dei pezzi esposti. Non c’è solo la camicia di Ciro Menotti al patibolo o la divisa della Guardia d’Onore di Francesco IV; la nostra città, capitale di uno Stato, è stata al centro degli sconvolgimenti politici che hanno portato all’unificazione della penisola sotto i Savoia e come tale ha oggetti di grande importanza. Oggi non chiediamo che il Festival Filosofia lasci gli spazi del Museo del Risorgimento. Se il Comune, proprietario del Palazzo dei Musei, vuole tenere lì gli organizzatori è liberissimo di farlo. Noi chiediamo lo spazio vuoto al piano superiore, quello che sino a pochi giorni fa ha ospitato la mostra su Alessandro Tassoni. L’obbiettivo deve essere quello più moderno di offrire percorsi interessanti ai visitatori. Quel museo oggi troppo dimenticato è sempre stato un simbolo».
E anche, verrebbe da dire, anche una bandiera. Il regime fascista nel 1924 lo plasmò a sua immagine per accreditarsi come erede del Risorgimento. Per ragioni analoghe nel 1945 il Comune di Modena, nell’Italia appena liberata, lo riaprì alla città con allestimenti rinnovati. Marginali gli interventi negli anni ’60 e ’80 mentre ora, con spazi e bacheche nuove, si potrebbero usare criteri moderni. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Italia Nostra che, assieme all’Istituto Storico del Risorgimento, reclama la restituzione dell’ingente patrimonio.
Saverio Cioce
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