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Epilessia, quella malattia sempre più curabile

di Saverio Cioce
Epilessia, quella malattia sempre più curabile

A Modena e provincia colpiti 30 mila pazienti, 300- 400 nuove diagnosi all’anno Il 70% dei casi sono risolvibili con i farmaci. Meletti: «Le guarigioni sono possibili»

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“Epilessia uguale convulsioni? No grazie!”

Potrebbe essere questo lo slogan della Giornata dell’Epilessia che ha portato nelle piazze il problema di una malattia più temuta che affrontata e che ancora oggi suscita timori tra chi non la conosce.

I malati modenesi vengono stimati in un numero che complessivamente, secondo gli indici dell’epidemiologia nazionale, a livello locale porta il numero dei malati tra i 30 e i 40 mila. I nuovi casi diagnosticati nelle strutture sanitarie ogni anno sono tra i 300 e i 400 a Modena e provincia tra adulti e bambini; una presenza capillare riesce a garantire una relativa precocità nelle diagnosi che è fondamentale nella gestione delle cure successive.

A dispetto di altre patologie più pericolose, l’epilessia è ben nota e studiata da oltre un secolo, da quando negli anni ’30 del Novecento Hans Berger descrisse le alterazioni del cervello per effetto di un’elettroencefalogramma per effetto dell’apparecchiatura da lui stesso inventata nel 1924.

Ma questo è il passato. I passi avanti fatti da allora sono giganteschi, come conferma il dottor Stefano Meletti direttore dell’Unità di Epilessia a Baggiovara. «Proviamo a mettere qualche punto fermo per sgombrare il tavolo? - chiede conciliante - Tanto per cominciare esistono una quarantina di tipi di epilessia, con sintomi e gravità diverse e guarire completamente è possibile a certe condizioni. Di queste oltre il 70 % dei casi è curabile con farmaci e si tiene sotto controllo, garantendo ai pazienti una buona vita di relazione con i parenti, la cerchia degli amici e anche sul lavoro.

Il terzo restante effettivamente riguarda i casi più gravi, quelli che sono resistenti dai farmaci e che nei casi più gravi portano anche alle convulsioni. Sia chiaro, anche su questi pazienti c’è il massimo dell’impegno terapeutico con i migliori ritrovati scientifici a disposizione».

«Con i bambini la situazione è più problematica - sottolinea la dottoressa Azzurra Guerra, responsabile di Neurologia Pediatrica al Policlinico - I genitori e gli insegnanti, dalle materne alle medie, sono decisivi nell’intercettare per tempo i primi segnali. Ma anche per loro valgono le regole degli adulti: una buona diagnosi fatta in tempo accelera i tempi d’intervento, le cure, ritardando e diluendo molto gli effetti negativi dei sintomi. E così pure, con il passare degli anni, si attenua l’aggravamento della patologia. Anche se con l’elettroencefalogramma si sono potute vedere le alterazioni del cervello e con la risonanza magnetica le indagini sono infinitamente più approfondite, resta il fatto che il danneggiamento dei neuroni, al parto o strutturalmente, resta. I deficit dell’apprendimento? Ci sono nella misura in cui non si arriva tempestivamente o quando i danni sono gravi. Ad esempio nelle forme meno gravi i bambini si “assentano” come diciamo noi, cioè si estraniano all’ambiente circostante, dalle lezioni in classe o dai giochi. Bene, gli interventi immediati con le cure riducono i problemi nell’apprendimento».

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