«La chiesa non ha consapevolezza»
Ma don Paolo Boschini è un esempio virtuoso alla pari di Cinzia Franchini
Anche la chiesa è ancora indietro nella lotta alle mafie. Detta in altri termini, probabilmente “la storia dell’Emilia Romagna sarebbe potuta essere diversa se la chiesa avesse avuto maggiore consapevolezza del fenomeno mafioso”. L’ultimo capitolo è scritto da Salvo Ognibene, già autore del libro “L’eucarestia mafiosa” sui legami tra chiesa e mafia, e punta i riflettori proprio sulla scarsa attenzione di vescovi e sacerdoti emiliano-romagnoli rispetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
«Questa tesi è stata confermata anche da diversi parroci fortunatamente incontrati in questi anni Solo qualche prete è sempre attento e presente. Eccezioni. Ne ho conosciuti di uomini di chiesa in gamba che non si sono tirati indietro. Sia a Bologna, sia nel resto della regione.
Un esempio virtuoso è don Paolo Boschini, parroco della Beata Vergine Addolorata di via Rangoni, «Lui, che è stato oggetto di intimidazioni per aver denunciato lo sfregio alla mostra su Scampia di Davide Cerullo, ospitata nella sua chiesa. Dopo i fatti accaduti era stato invitato da un parrocchiano a non occuparsi più di cose del genere “perché la camorra non esiste, è un’invenzione dei razzisti del nord”».
Intimidazioni, come i proiettili recapitati a Cinzia Franchini, presidente Fita-Cna, che non ha mai perso il coraggio di denunciare le infiltrazioni nell’autotrasporto, aiutando a sensibilizzare Modena e Reggio dove sono state estromesse dall’albo 500 imprese “appiedate”, quelle che hanno titolo per viaggiare ma non hanno mezzi e - come dice Franco Zavatti della Cgil - “sono le ditte fantasma attraverso cui la malavita organizzata fa il pieno d’infiltrazioni nei cantieri. Entra ed esce e controlla il territorio, la manodopera, minaccia chi lavora onestamente e la butta fuori dal mercato”.
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