Le mafie si contendono Modena
Dalla ndrangheta di Serra e Bassa alla mafia che operava a Sassuolo fino agli affari Cpl con la camorra
L’omertà è una costante dell’Emilia Romagna dato che “le intimidazioni denunciate sono state pochissime, quello che abbiamo trovato l’abbiamo trovato grazie alle operazioni di ascolto, alle intercettazioni”. Parola di Lucia Musti, attuale procuratore capo di Modena e memoria storia dell’antimafia regionale.
«Quello che di solito s’imputa al sud, l’omertà, si è verificata anche nella vostra regione - ammonisce Franco La Torre, figlio di Pio, segretario del Pci siciliano ammazzato dalla mafia - Si è preferito non vedere, anche da parte delle istituzioni. C’è una forte responsabilità istituzionale nelle infiltrazioni della ’ndrangheta».
È su due analisi autorevoli che si fonda il dossier “Dalla via Aemilia al West”, il nuovo prodotto di AdEst, Gruppo dello zuccherificio, Gruppo Antimafia Pio La Torre e Rete. Sarà prodotto in 1500 copie (è già scaricabile gratuitamente sul web) ed è il seguito di “Emilia Romagna cose nostre – cronaca di biennio di mafie in E.R.”. Ma soprattutto è una fotografia di come la malavita organizzata abbia messo le radici, di come si sia spartita il territorio e di come le istituzioni non abbiano avuto la capacità di contrastarla. «Ma si sa - concludono amari gli autori - in Italia la morale muta di regione in regione ed è pur vero che alla fine, in faccia alla matematica, in Emilia Romagna la mafia (e la corruzione) non esistono. Ad ogni arresto, attentato, intimidazione, si dichiara che è “un fatto occasionale”».
Ottantatre pagine intense, senza fronzoli: “Dalla via Aemilia al West” incrocia dati, inchieste, sentenze. E ne esce un quadro per certi versi inquietante, che conferma - se osservato con la mente aperta - quello che l’operazione Aemilia ha semplicemente scoperchiato: le mafie esistono, sono potenti e i loro tentacoli sono sempre più estesi. Modena non è immune, anzi. Alla nostra provincia, infatti, vengono riservati diversi capitoli. Viene ricordato come Tano Badalamenti, capo della mafia siciliana, fosse stato almeno due anni a Sassuolo dove con l’operazione “Intoccabili” si sta accertando il legame tra malavita e politica attraverso lo scambio di voti. Si offre poi un focus sulle vicende di Serramazzoni, dove Rocco Baglio è a processo per associazione a delinquere insieme all’ex sindaco Ralenti nell’inchiesta Teseo, accusato di corruzione e turbata libertà di scelta. E come dimenticare tutte le ricadute di Aemilia: la commissione d’accesso a Finale, i guai dei Bianchini di San Felice e non per ultimo lo tsunami che sta interessando il Comune di Modena per le vicende della dirigente Maria Sergio, moglie del sindaco di Reggio, che acquistarono casa da Francesco Macrì, arrestato dai carabinieri?
Addirittura un capitolo intero è dedicato alle vicende di Cpl e agli affari con i Casalesi di Antonio Iovine per la metanizzazione dell’agroaversano. Un quadro a tinte fosche, quindi, dove l’attenzione non può più restare al minimo sindacale...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
