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Musica a tutto volume, danni all’udito L’otorino: «Non superare i 100 decibel»

La tragedia di Casinalbo poteva essere evitata se il ragazzo investito non fosse stato abituato a girare con auricolari e musica? Tenere la musica a tutto volume per lungo tempo può causare danni...

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La tragedia di Casinalbo poteva essere evitata se il ragazzo investito non fosse stato abituato a girare con auricolari e musica?

Tenere la musica a tutto volume per lungo tempo può causare danni acustici irreversibili oltre che disturbi cognitivi. È questo il responso degli specialisti che hanno studiato le conseguenze di chi è esposto a fonti di rumore continuo e oltre la soglia di guardia dei 120 decibel, che non andrebbe superata per nessuna ragione.

Se per i danni cognitivi i neurologi continuano a lanciare l’allarme, per quelli più strettamente uditivi esiste una casistica molto vasta.

Prima che le ricerche sui “danni da discoteca”, della devastazione dei 130 decibel che portano in ospedale i giovani, medici e chirurghi avevano ben presenti gli effetti degli scoppi di bombe ed esplosivi sui soldati, e dei rumori troppo alti in fabbrica per gli operai.

«In effetti - spiega il dottor Angelo Ghidini, in forza al reparto di Otorinolaringoiatria del Policlinico - occorre distinguere tra il trauma acustico acuto da quello cronico. Il primo nasce da scoppi ravvicinati, come nel caso di petardi o esplosivi, o da improvvisi e vertiginosi aumenti dei decibel; qui abbiamo una ipoacusia momentanea, che può variare ore o anche giorni, ed è reversibile. Nel secondo caso invece non si ritorna allo stato originario; nelle pareti interne delle cellule si viene a creare un edema che non è più recuperabile e dà luogo a una perdita dell’udito. Per quello cronico il sintomo più conosciuto è quello del cosiddetto “acufene”, il fischio che abbassa di molto la soglia uditiva e che dura per qualche tempo, dando una sorta di sordità momentanea. La soglia del pericolo? Direi che a 100 decibel dovremmo tutti cominciare a ridurre il volume, soprattutto con gli apparecchi portatili e le cuffiette. È dimostrato che nel tempo c’è un adattamento delle cellule dell’orecchio per cui siamo portati ad aumentare progressivamente il volume. Con le ovvie conseguenze di danni permanenti». (s.c.)

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