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Proprietari del palazzone: «Ridateci la nostra casa»

Proprietari del palazzone: «Ridateci la nostra casa»

Ai titolari di un appartamento di via Circonvallazione venne requisito 8 anni fa Non hanno mai ricevuto indennizzo. Fanno ricorso al Tar ma il giudice dice no

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Era il dicembre 2008 e l’allora sindaco Graziano Pattuzzi emise un’ordinanza in cui si imponeva lo sgombero, in vista dell’abbattimento, del palazzo di Braida. Ormai la situazione sociale è troppo complicata, occorre ripartire da zero. In quel palazzo di via Circonvallazione Sud Est hanno due proprietà anche Roberto e Marilena, un appartamento ed un’autorimessa. A distanza di anni lo stabile non è ancora stato demolito, i proprietari non hanno mai ricevuto alcun indennizzo né proposte di esproprio e ora devono fare i conti anche con la bocciatura imposta dai giudici del tribunale amministrativo.

Perché al Tar Roberto e Marilena, difesi dagli avvocati Gabriele Messina ed Elisabetta Mandelli, si sono rivolti per ottenere l’annullamento dell'ordinanza di sgombero del 2008, relativa al fabbricato di “Mezzavia”, dove si trova l’unità abitativa dei coniugi. Di fatto rivorrebbero la loro proprietà con anche ciò che ancora vi è contenuto e che non hanno recuperato in seguito alla muratura degli ingressi nell’ormai storica operazione di bonifica dei palazzoni.

Nelle eccezioni recapitate al tribunale, marito e moglie segnalavano, a metà dicembre, dopo aver appreso dell’intento ordinativo del Comune, che “una perizia giurata di un tecnico di fiducia attestava che gli immobili di proprietà dei ricorrenti (appartamento e autorimessa) erano in buono stato igienico e statico, la struttura era antisismica e senza alcuna fessurazione e/o crepe, sicura per la pubblica e privata incolumità”. Il 5 gennaio 2009 l’ordinanza del sindaco viene realmente notificata e ordina il “rilascio dello stabile entro il 6 gennaio o, comunque, entro quindici giorni dalla notifica”. Il 19 gennaio Roberto “si recava presso l’immobile ma gliene veniva impedito l’accesso perché gli immobili erano stati tutti chiusi e sigillati”. Alla luce di tutte queste censure, però, il Tar ha dato ragione al Comune, che ha operato con un provvedimento urgente e non più rinviabile nel tempo.

«Il sindaco - annotano i giudici - preso atto che nulla di quanto ordinato era stato realizzato e della perdurante situazione di grave degrado del fabbricato, tale da non garantire le condizioni di sicurezza nonché dei numerosi arresti eseguiti nel condominio per gravi reati (spaccio, rapina, incendio doloso, danneggiamenti, lesioni personali, rissa, ricettazione, abusi di carattere urbanistico/edilizio, furti di energia elettrica), ha dichiarato immediatamente inagibile l’intero immobile e ne ha ordinato lo sgombero... Resta neutrale il fatto che la proprietà del ricorrente - il cui disagio è comprensibile - fosse perfettamente agibile, atteso che la generale situazione di degrado avrebbe potuto compromettere la sicurezza delle stesso ricorrente, ove il Sindaco non fosse intervenuto esercitando i poteri straordinari conferitigli dalla legge».

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