Operazione Don Matteo, sgominato giro di usura un arresto a Carpi e uno a Campogalliano
Eseguite 8 misure cautelari, arrestando otto persone ritenute responsabili a vario titolo, appunto, di usura, estorsione e false fatturazioni. Tassi di interesse tra il
180% e il 350% applicati su prestiti stimati in oltre un milione di euro, di cui circa 200.000 documentati dall'inizio dell'indagine.
MODENA. Un'operazione, ribattezzata 'Don Matteo', contro usura, estorsioni e false fatturazioni, nelle province di Reggio Emilia, Modena e Forlì-Cesena. E' quanto hao potato a termin i Carabinieri di Reggio Emilia che hanno eseguito otto misure cautelari, arrestando otto persone ritenute responsabili a vario titolo, appunto, di usura, estorsione e false fatturazioni. Il provvedimento, chiesto dalla Procura di Reggio Emilia nella persona del pm Giacomo Forte è stato concesso dal Gip ed eseguito dai militari reggiani in collaborazione con i colleghi dell'Arma competenti per territorio. L'attività investigativa, spiega una nota dei Carabinieri, è stata possibile grazie anche alla collaborazione della Fondazione Antiracket San Matteo Apostolo di Bologna.
La banda era arrivata ad usare Tassi di interesse tra il 180% e il 350% applicati su prestiti stimati in oltre un milione di euro, di cui circa 200.000 documentati dall'inizio dell'indagine. Sono questi i contorni dell'operazione 'Don Matteo', che ha portato all'esecuzione di otto misure cautelari eseguite dai carabinieri di Reggio Emilia. In carcere sono finiti Claudio Citro, 33 anni, originario di Salerno, e Giuseppe Caso, 37 anni di Torre Annunziata, nel Napoletano, entrambi residenti a Correggio.
Arresti domiciliari, invece, per Stefano Bargiacchi, 43 anni, di Carpi, nel Modenese; Andrea Davoli, 28, reggiano; Nicola Errichiello, 38, nato a Napoli e residente a Correggio; Alfonso Febbraio, 45, di Napoli ma residente a Reggio Emilia e Aldo Griffo, 51, di San Cipriano d'Aversa, nel Casertano.
Un salernitano 30enne residente a Correggio è stato sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di firma. Sono tutti accusati di concorso in estorsione aggravata; a Bargiacchi vengono contestate anche le false fatturazioni, mentre a Caso ed Errichiello l'usura in concorso.
L'indagine è nata nel dicembre del 2014 quando un imprenditore taglieggiato dagli arrestati, spinto dalla disperazione, si è presentato allo sportello antiracket creato dalla Fondazione San Matteo Apostolo di Bologna e dall'associazione Papa Giovanni XXIII.
I volontari, dopo averlo accolto e aiutato, sono riusciti a convincerlo a denunciare ai Carabinieri la sua situazione. Così sono cominciate le indagini, fatte di intercettazioni e di appostamenti. Alla fine i Carabinieri del nucleo investigativo sono riusciti a trovare gli elementi utili per 'incastrare' gli arrestati.
L'imprenditore vittima si era rivolto a queste persone, organizzate in due gruppi, per riuscire a ottenere denaro che non gli veniva più concesso dalle banche. In questo modo si è trovato in un vortice che lo ha inghiottito sempre di più, trovandosi a pagare solo gli interessi dei prestiti. Dalle indagini sono emersi anche contatti di alcuni delle persone coinvolte con personaggi legati al clan camorristico Cava egemone a Quindici, nell'Avellinese, e con un esponente di primo piano del clan Grande Aracri, attualmente arrestato in regime di 41 bis. Questi elementi, tuttavia, pure utili a livello informativo, non sono entrati direttamente nelle indagini.
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