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La polizia postale e gli studenti modenesi: «Le trappole del web? Si evitano così»

di Alessandra P. De Luca
La polizia postale e gli studenti modenesi: «Le trappole del web? Si evitano così»

Lezione della Polizia Postale ai ragazzi del Barozzi. Obiettivo: spiegare come internet e social network vadano usati con intelligenza

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Internet e social network: istruzioni per l’uso. Può essere definito così l’esito dell’incontro organizzato ieri nell'Aula Magna dell'Istituto Barozzi tra la Polizia Postale modenese e circa 250 alunni: l'incontro è stato organizzato in occasione del Safer Internet Day 2016, in programma per il 9 febbraio. Si è trattato di un workshop sul tema del cyberbullismo, organizzato dalla Polizia Postalein collaborazione con il Ministero dell'Istruzione , nelle scuole italiane.

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«L'obiettivo - spiegano gli organizzatori - è quello di insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi al cyber bullismo». Violazione della privacy, caricamento di contenuti inappropriati, violazione dei copyright e comportamenti scorretti o pericolosi per sé e per gli altri: questi i punti principali dell'incontro. Un incontro che ha calamitato l’attenzione dei ragazzi, molto attenti sul tema. I quali hanno anche posto una serie di domande agli esperti presenti. In particolare gli aspetti più quotidiani: dalla pirateria cinematografica alla creazione di video durante le ore scolastiche. «Anche se si tratta di riprese innocue e non offensive - ha risposto loro Marco Ferrari, comandante della Postale di Modena - c'è un regolamento che impedisce l'uso dei cellulari in classe, e si può essere denunciati».

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E proprio sui pericoli del web derivanti da un approccio superficiale, e che non considera le conseguenze di qualsiasi cosa si decida di pubblicare online a proposito della propria vita, hanno insistito gli esperti presenti. Un invito che va esteso ai genitori.

«È pari al 92% la percentuale dei genitori italiani che si è detta preoccupata per la sicurezza online dei propri figli, - spiegano gli organizzatori - e al 42% quella dei genitori italiani che hanno denunciato episodi di cyber crime subiti dai figli».

Cause principali? Download dei virus e violazione dei profili social. Significativa anche la percentuale di pedopornografia. «La rete in cui si rimane imbrigliati - spiega Marco Ferrari, - gioca su molti aspetti pericolosi per i più giovani, ed è quindi giusto informarli in prima persona». I ragazzi hanno ascoltato con partecipazione e interesse: i social sono prima di tutto la loro piattaforma. «Ricordatevi che il mondo digitale è regolamentato dal punto di vista penale: - spiega Ferrari - la registrazione gratuita su un social network implica un vero e proprio contratto». Sono molti gli aspetti di cui si ignorano le potenziali conseguenze penali, infatti. Qualche esempio? «L'utilizzo di un programma per recupero password finalizzato per un profilo che non sia il proprio, ad esempio: - risponde Ferrari - si tratta di un reato penale». Lo stesso vale per la pirateria cinematografica o per un semplice like. «Episodi come la pubblicazione sul proprio profilo di stati razzisti o particolarmente offensivi - spiega Ferrari - possono coinvolgere anche chi ha cliccato mi piace: si tratta, in determinati casi penalmente perseguibili, di concorso di reato». Anche quello dei dati personali è un aspetto importante: «nel momento in cui ci si iscrive a un social network aggiungendo al proprio profilo tutti i nostri dati - continua Ferrari - si consegna la nostra identità a chi gestisce il social network». L'identità digitale di ogni utente Facebook, per esempio, vale un centinaio di dollari e viene usato a fini pubblicitari. «La pubblicità è la prima fonte di guadagno di questi social, cui ci si iscrive gratuitamente», aggiunge Ferrari.

Le conseguenze? «Oltre alle ripercussioni penali ed economiche - una richiesta di risarcimento danni può ammontare infatti a molte migliaia di euro - non è trascurabile la dipendenza», spiega Ferrari.

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