Quando i bambini vanno in campo e fanno tutto da soli
I bimbi in campo, l’allenatore in tribuna. Questo, in soldoni, l’esperimento che il Sassuolo sta applicando alla sua squadra Esordienti 2004
I bimbi in campo, l’allenatore in tribuna. Questo, in soldoni, l’esperimento che il Sassuolo sta applicando alla sua squadra Esordienti 2004 e che ha visto la prima realizzazione completa nel Torneo di Gallipoli che si conclude proprio oggi.
Già da un paio di mesi i ragazzini della società neroverde allenati da Giovanni Morselli stanno applicando i principi de "La Giovane Italia", iniziativa mirata a modificare l’impostazione di lavoro nei settori giovanili, applicando il modello espresso dal tecnico Ezio Glerean nel libro “Il calcio e l'isola che non c’è”, che proprio grazie al Sassuolo troverà la possibilità di essere sperimentata.
«In Italia i settori giovanili non lasciano che i ragazzi si divertano e si responsabilizzino - spiega Glerean - così facciamo smettere a quattordici anni dei potenziali talenti».
Rispolverare i valori che si respiravano nelle partite all’oratorio, mettere i bambini e il calcio al centro di tutto, pensando al divertimento e all'educazione prima che al risultato, è l’obiettivo di questo progetto che il Sassuolo ha deciso di applicare sulla formazione Esordienti 2004 di mister Giovanni Morselli, nella quale gioca anche uno dei figli di Paolo Cannavaro. Il tecnico dirige gli allenamenti, che prevedono giochi in competizione tra i ragazzi, con particolare attenzione all’educazione e all’etica sportiva. Poi la domenica segue la gara dagli spalti, lasciando i suoi giocatori liberi di autogestirsi. Un po’ come succedeva all’Ajax negli anni ’70. «La nostra vera partita è in settimana, non nel weekend - spiega Morselli - non c’interessa vincere, ma crescere. E ho lasciato fare la formazione a un ragazzo che non era convocato».
Il progetto è basato su un decalogo di riferimento nel quale l’allenatore è figura fondamentale ma non centrale. Al centro di tutto i ragazzi della formazione Esordienti 2004, che durante le partite si autogestiscono senza aver sempre mister Morselli accanto e che sono coinvolti in prima persona non solo nell’esecuzione, ma anche nell’ideazione di allenamenti, esercizi e partitelle.
Il Sassuolo diventa così un “laboratorio sperimentale” del calcio giovanile dove l’obiettivo è mettere al centro di tutto il ragazzo, il suo essere libero di esprimersi, di effettuare scelte di gioco demandate all’istinto: questo è il traguardo da raggiungere grazie ai nuovi comportamenti che l’allenatore dovrà tenere con i ragazzi stessi, sia durante gli allenamenti sia durante la partita.
A volere fortemente il progetto “La Giovane Italia” è stato prima di tutto il responsabile del settore giovanile del Sassuolo Francesco Palmieri, che ha trovato approvazione e appoggio da parte dell'amministratore delegato Giovanni Carnevali. Da un lato “La Giovane Italia” vuole valorizzare i settori giovanili italiani dando risalto ai giovani calciatori Under 19, dall’altro lato il Sassuolo come modello di italianità e con particolare attenzione alla crescita non solo tecnica ma anche umana e professionale dei propri calciatori, a partire dalle categorie del settore giovanile.
Da questa unione di intenti è nata l’opportunità di collaborare ad una serie di iniziative e progetti nel corso della stagione che coinvolgano non solo il settore giovanile, ma anche i componenti della prima squadra che rappresentano un modello di riferimento per i ragazzi, per il loro sviluppo come uomini ancora prima che come calciatori. Non a caso a fare da testimonial de “La Giovane Italia” è stato simbolicamente scelto il capitano neroverde Francesco Magnanelli, sia per quel suo percorso calcistico fatto di continue conquiste partendo dal basso sia per il comportamento impeccabile in campo e fuori che lo ha sempre contraddistinto. (star)
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