Ecco perché l’inverno non è arrivato
Temperature miti, caldo anomalo e precipitazioni scarse. Così i cambiamenti climatici hanno influito sull’inquinamento
Caldo anomalo e inquinamento alle stelle. Sono le caratteristiche principali di un inverno che sembra proprio non voler arrivare: ad eccezione della seconda settimana di gennaio, con temperature sotto zero, da novembre a fine gennaio ci sono stati alta pressione, condizioni di stabilità e temperature sopra la media. Anche le previsioni non lasciano intravedere una normalizzazione: da metà febbraio è previsto un robusto segnale di rimonta del campo anticiclonico. Anomalie che determinano temperature miti, assenza di precipitazioni, scarso ricambio d’aria in Pianura Padana.
LE CAUSE. I flussi atlantici invernali si sono mantenuti più a Nord della norma per la persistente presenza di un campo anticiclonico sul Mediterraneo, legata alla anomala espansione della fascia di alta pressione subtropicale. La situazione è imputabile al graduale effetto del cambiamento climatico e alle conseguenze di El Niño, fenomeno che si verifica periodicamente nell’area centrale del Pacifico.
GLI EFFETTI. Le temperature medie degli ultimi tre mesi sono state molto superiori alla media: in montagna si sono registrati circa +3 °C rispetto agli ultimi anni, in pianura circa + 1 °C. Il limite della neve e del gelo è stato molto superiore alle cime più alte dell’Emilia, con “sofferenza” degli impianti sciistici. Anche le precipitazioni sono state inferiori alla norma. È il primo anno (fra gli ultimi 10 analizzati) in cui tra i 1500-1600 metri non c’è copertura nevosa.
LE CONSEGUENZE IDRICHE. Tutti i fiumi presentano condizioni di magra. In particolare il Po è su valori inferiori alla magra del 2006-2007, ma non record nella serie storica dal 1923.
LE FALDE. Le scarse precipitazioni non hanno inciso significativamente sulle falde.
QUALITÀ DELL’ARIA. Lo scarso rimescolamento, l’assenza di vento e le marcate inversioni termiche, con temperature particolarmente elevate hanno pesantemente influito sull’accumulo degli inquinanti per l’intero trimestre. A novembre, sono state 6 le stazioni che hanno registrato almeno 10 superamenti della soglia giornaliera per Pm10. A dicembre le stazioni con almeno 10 superamenti sono salite a 29. Il mese di gennaio, dal 19, è stato il più critico del trimestre.
IL CONFRONTO. Negli ultimi anni si sono alternati inverni caldi, molto piovosi (il 2010 e il 2014) o siccitosi. Questa alternanza ha riflessi negativi sulla qualità dell’aria: tra novembre 2015 e gennaio 2016, cinque stazioni hanno registrato più dei 35 superamenti di Pm10 consentiti. Tuttavia, la situazione è lontana dal 2011-2012, quando furono 27 le stazioni con registrazioni così critiche.
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