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«S. Agostino, siamo alla guerra»

«S. Agostino, siamo alla guerra»

Italia Nostra: «La Giunta ha deciso di forzare i vincoli, ma il complesso è tutelato»

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«Nulla cambia per il Sant'Agostino. Neppure i pubblici accordi in sequenza valgono a superare l'imperativo della tutela. E la politica non può vincere sulla tutela». Allo stesso tempo, il consiglio comunale, «scavalcato, è stato ancora una volta posto di fronte al fatto compiuto: si attende un soprassalto di orgoglio della civica assemblea elettiva». Italia Nostra a Modena torna a battagliare sulle politiche culturali della città mostrandosi perplessa sulla nuova variante per il polo Sant'Agostino, che in sostanza definisce un'anomalia.

Presentato sabato dal sindaco Gian Carlo Muzzarelli e dal presidente della Fondazione cassa di risparmio Paolo Cavicchioli, il nuovo accordo procedimentale d'intesa col ministero è stato messo in campo per ovviare ai rilievi del Tar e poter procedere così con l'agognato progetto super milionario. Osserva l'associazione presieduta da Giovanni Losavio: «è scesa finalmente in campo la macchina da guerra concepita dai tre prestigiosi uffici legali (di ministero, comune, fondazione cassa) nel caldo torrido della scorsa estate, come si era saputo. Subito un anomalo accordo, che dicono di procedimento, per andare poi a quell'accordo di programma dove tutto si tiene: variante al piano strutturale (la deroga alla disciplina conservativa), abilitazione a costruire, autorizzazione di soprintendente, per fare una buona volta questo polo culturale dentro quello che fu l'ospedale Sant'Agostino». Di questo passo, prosegue con un po’ di sarcasmo Losavio, viene «superata così di slancio la decisione del tar, anzi benvenuta se offre la indicazione risolutiva, se dice cioè come si debba ora fare (ma non è il compito delle sentenze e non fa giudicato)».Ricostruisce così la vicenda il Presidente di Italia Nostra Modena: «Per far passare a forza quello stesso progetto (integralmente confermato nell'assetto architettonico e nei contenuti di specifiche destinazioni), oggi c'è una novità molto rilevante. È il comune che prende direttamente in mano la cosa, come 'amministrazione procedente' conduce i giochi e va all'accordo. Non sia- sembra fare il verso Losavio alla linea muzzarelli- la fondazione cassa a rimettere in movimento la vicenda. Così ha voluto il sindaco che ci ha 'messo la faccia' e ha fatto approvare dalla sola giunta, intanto, questo primo accordo, su un modello che la legge sul procedimento amministrativo destina a tutt'altro impiego», ma che «esige in ogni caso la deliberazione dell'organo della pubblica amministrazione cui compete il provvedimento conclusivo (la variante, nel nostro caso, al piano strutturale), dunque il consiglio comunale». Consiglio comunale, che appunto, bacchetta tra l'altro Italia Nostra, è stato "scavalcato".

Ma in ogni caso, conclude Losavio, quella avviata è «una macchina da guerra fatta solo per intimidire, perchè non può valere a superare gli ostacoli di legge statale e regionale che non tollerano deroghe alla disciplina conservativa, quando si tratti di edifici di riconosciuto interesse storico e artistico sui quali si interviene esclusivamente per restauro e risanamento».

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