Sassuolo, finiti gli aiuti pubblici adesso vengono sfrattati
Il calvario di una coppia che aveva trovato un tetto grazie all’aiuto di un amico Disoccupati la casa è poi passata a una banca e il Comune non può più sostenerli
SASSUOLO. Sono arrivati da Prignano poco più di due anni fa in cerca di lavoro e un po' di fortuna, ma qualcosa non ha funzionato. Ora hanno lo sfratto esecutivo e hanno esaurito i possibili aiuti economici di provenienza comunale. In più i pochi anni di residenza a Sassuolo non li premiano nella graduatoria per le case popolari. E così fra i primi a pagare il criterio che favorisce chi a Sassuolo risiede da più anni non sono cittadini stranieri, ma provenienti da Prignano sulla Secchia. A.M e P.G., marito e moglie senza figli, sono venuti a Sassuolo a vivere in una casa sulla provinciale per Castelvecchio, fuori San Michele, perchè un amico l'aveva messa a loro disposizione in comodato gratuito. Disoccupati sia lui che lei, in questo modo potevano garantirsi un tetto sulla testa. Ma l'amico non ha avuto fortuna e la casa l'ha persa. Adesso è di una banca, che ha richiesto ai due un affitto da 150 euro al mese e visto che non arrivano pagamenti ha disposto lo sfratto entro una decina di giorni. Nel frattempo la casa, non mantenuta, sta cadendo a pezzi per le infiltrazioni («Abbiamo preso della vecchia moquette per coprire il pavimento che è sempre coperto d'acqua e coperto i muri col polistirolo per combattere l'umidità»), sia dal tetto, pericolante e puntellato con pali di ferro.
E anche le bollette, che prima erano a carico dell'amico, ora sono da pagare. Ci sono 500 euro di acqua in sospeso. La coppia fin dal suo arrivo è stata seguita dalla Caritas, ha avuto alcuni aiuti economici, è stata inserita fra coloro che potevano fare la spesa con tessera all'Emporio il Melograno. Visto che lui non aveva lavoro, è stato mandato a lavorare a Nuovamente, attività della Caritas che recupera materiali usati. «Però da Nuovamente ricevevo circa 270 euro, ma contemporaneamente mi sono stati tolti i 200 che ricevevo dal Comune. Con questa cifra e con 150 euro di affitto da pagare non vedo come si possa sopravvivere», spiega il marito. «Noi avremmo bisogno di una casa che non cada a pezzi e di qualche aiuto economico mentre cerchiamo un lavoro. Sono disponibile a qualunque attività, in cantiere, nel lavoro agricolo o altro». «L'ultima proposta dei servizi sociali comunali, che ci ha irritato – dicono – è quella di andare in un altro Comune con un contributo per la buonuscita. Insomma ci pagano per andarcene».
Diversa la spiegazione del Comune: «La famiglia ha ricevuto numerosi contributi, sotto forma di buoni spesa o aiuti straordinari. La mancanza di minori, anziani o portatori d’handicap a carico, oltre ad una residenzialità storica di soli due anni, ha determinato loro inserimento nelle graduatorie Erp con punteggio molto basso. La sola abitazione, comunque, non basterebbe poichè tuttora privi di alcun mezzo di sostentamento . Per questo motivo, l’assessore alle politiche sociali, ha illustrato loro l’esistenza di un contributo denominato “Intervento di ultima istanza” che può essere concesso se le condizioni presuppongono l'assenza di prospettive sul territorio comunale. Avendo più volte la signora citato parenti a Bologna, il signore in Sardegna, l’assessore si è limitato ad illustrare loro questa possibilità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
