Usura con tassi fino al 350%, due arresti
L’imprenditore Stefano Bargiacchi di Carpi accusato anche di fatture false. In manette pure Aldo Griffo di Campogalliano
Otto ordinanze di custodia cautelare, di cui due in carcere. Accuse che vanno dall’usura, all’estorsione, alle fatture false. Al centro, un imprenditore strozzato dai debiti e dal cappio sempre più stretto tirato dai suoi aguzzini. Ma che alla fine, ha trovato il coraggio di denunciare. L’indagine, partita a Reggio Emilia, vede coinvolti anche due residenti nella nostra provincia: Stefano Bargiacchi, 43 anni, che abita a Fossoli, e Aldo Griffo, 52 anni, residente a Campogalliano. È il bilancio dell’operazione “Don Matteo”: oltre un anno e mezzo di indagini portate avanti dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Reggio Emilia, coordinate dal sostituto procuratore Giacomo Forte. Un’inchiesta che squarcia il velo di silenzio che copre il fenomeno dell’usura. «Molto presente nel nostro territorio, anche se le denunce sono quasi inesistenti» ha voluto sottolineare il colonnello Alessandro Di Michino. E che descrive un sottobosto di minacce e illegalità, a cavallo tra Reggio, Correggio e Carpi. Secondo gli inquirenti il carpigiano Bargiacchi ha un ruolo di rilievo nell’indagine. È infatti l’imprenditore di Carpi, a vantare un debito di 374mila euro nei confronti della vittima. Si parla di liquidi, per almeno 160mila euro, e di 200mila euro di fatture per operazioni inesistenti: quelle che la vittima emetteva con le sue società a favore di quella di Bargiacchi. Un reato quest’ultimo di cui non solo il carpigiano (attualmente ai domiciliari), ma anche l’imprenditore sotto estorsione dovrà rispondere. Quando però si accorge di non riuscire a incassare, Bargiacchi cede il suo credito a Claudio Citro, salernitano 32enne, residente a Reggio già noto alle cronache per altri problemi con la giustizia, pure lui arrestato. Citro con la complicità di Andrea Davoli 27enne domiciliato a Bagnolo, Alfonso Febbraio napoletano 44enne (domiciliato a Cesena) e Aldo Griffo casertano 51enne residente a Campogalliano si “avventa” sulla vittima. Sono tutti ai domiciliari. Il carpigiano Bargiacchi, difeso dall’avvocato Ruggero Fregni, ha riferito al suo legale di essere estraneo alle accuse. Secondo il carpigiano si tratterebbe di montature della vittima.
A finire in manette sono Giuseppe Caso, 37enne originario di Torre Annunziata (Napoli) residente a Correggio: è titolare della Correggese Costruzione Srl, società che opera nel campo dell’edilizia. Che recentemente, tra l’altro, era in attesa di essere inserita nella white list. Accanto al nome di Caso c’è quello di Nicola Errichiello 37enne originario di Napoli, residente a Correggio ora ai domiciliari: era lui che andava a riscuotere il denaro per conto di Caso. È indagato anche il fratello di Citro, Silvano 30enne di Correggio: per lui il giudice ha disposto solo l’obbligo di dimora con permanenza notturna. Ciò che le carte dell’ordinanza firmata dal giudice Angela Baraldi raccontano sono mesi di minacce per avere i soldi, di terrore della vittima. «Io ti devo fare a pezzi, e ti devo portare in caserma. Io ti devo fare pezzi pezzi con la motosega» gli diceva Claudio Citro. I tassi di interesse andavano dal 180% al 350%. E hanno dissanguato l’imprenditore. Per questa vicenda nessun coinvolgimento diretto con la criminalità organizzata. Ma nomi, incontri e fatti che disegno collegamenti - ancora da decifrare dal punto di vista investigativo e per il momento non oggetto di indagine - da una parte il clan Grandre Aracri e dall’altra i clan camorristi Cava di Quindici (Avellino) e Pagano, quest’ultimo attivo nell’agro nocerino sarnese.
Non può passare inosservato il fatto che, nel 2014, a tenere a battesimo il figlio di Giuseppe Caso è Nicolino Sarcone. Nelle carte dell’inchiesta si racconta come fosse lo stesso Caso a fare esplicito riferimento all’imprenditore di Cutro, attualmente detenuto in regime di 41 bis, nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bologna Aemilia. Dalle carte spunta anche il nome di Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco Grande Aracri di Brescello (fratello del boss Nicolino Grande Aracri). Non è tra gli indagati e non gli vengono mosse contestazioni. Risulta essere una delle persone nei confronti delle quali l’imprenditore indebitato doveva dei soldi. Parla di un importo che si aggira sui 400mila euro. Ma - parole della vittima - da quest’ultimo non avrebbe mai avuto pressioni. Avrebbe, invece, avuto contatti con pregiudicati Claudio Citro. Uno di questi è Aldo Griffo, originario di San Cipriano d’Aversa ma residente a Campogalliano, uno degli attuali arrestati: ex sorvegliato speciale, con precedenti di associazione mafiosa e in materia di armi e stupefacenti. Ma si fa il nome anche di altri personaggi che risulterebbero affiliati alla Nuova Camorra di Raffaele Cutolo. L’imprenditore vittima ha trovato il coraggio di chiedere aiuto a un’associazione antiracket - la San Matteo Aposto - e grazie a loro, di denunciare alla fine del 2014 l’inferno in cui era precipitato.
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