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Arte alle fondazioni a Forlì funziona

Arte alle fondazioni a Forlì funziona

La formula “pensata” da Muzzarelli per Civica e Fotografia ha un esempio vincente a cui ispirarsi. Modena ce la farà?

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Appena un'ora di treno e anche gli appassionati modenesi da domani potranno ammirare Piero della Francesca con "Indagine su un mito" mostra che, c'è da giurarci, porterà a Forli molte decine di migliaia di visitatori ai Musei di San Domenico che si annuncia epocale. Se vogliamo condire con i numeri le tante polemiche che in questi giorni si sono alzate a Modena il caso Forlì è un buon esempio. Soprattutto perché racconta una storia organizzativa ben diversa da quella del Mata che ha appena registrato il flop economico della mostra "Il Manichino della storia" e si propone mostre dedicate a giovani artisti e ai fotografi Zagaglia, Migliori e Fontana che non paiono annunciare exploit in termini di visite sotto la Ghirlandina. Qual è il macigno che blocca lo sviluppo a livello popolare, nel senso delle visite alle mostre, della Cultura a Modena? È quel che si chiedono molti osservatori analizzando la situazione geminiana: com'è possibile che una città dalla storia luminosa e dal prodotto interno lordo molto alto, con investimenti milionari nell'arte, non riesca a decollare a livello nazionale? C'è la sensazione che sia colpa di una visione vecchia, non all'altezza, del sempre più complesso sistema culturale odierno. Ma conviene concentrarsi sui numeri e vedere come opera a Forlì quel sistema misto pubblico/privato che l'amministrazione vorrebbe portare a Modena riunendo Fondazione Fotografia, Civica e Museo della figurina. La Fondazione Cassa dei risparmi di Forlì in 10 anni ha portato ai comunali musei civici 904mila visitatori alle sue grandi mostre. Numeri alti per una città, Forlì, che ha decisamente meno appeal, monumenti e storia della nostra. Il paragone è quasi drammatico pensando a tante risorse spese: per arrivare a 900mila visitate, considerando una media ottimista di 10mila persone alle nostre esposizioni, servirebbero almeno 90 appuntamenti. Già questo dovrebbe bastare a cambiare tutto e a smettere di improvvisare con mostre che autodefiniamo "importanti", ma che il pubblico snobba. Sbaglierà il pubblico? La prima mostra di Forlì - sempre rassegne con un legame con il territorio - fu dedicata all'artista rinascimentale Palmezzano e fece 54mila presenze. L'anno seguente, con il macchiaiolo Silvestro Lega si arrivò a 92mila biglietti staccati e due anni dopo addirittura a 152mila visite grazie allo scultore Canova. Le due rassegne meno viste di questa serie sono state quelle dedicate a Guido Cagnacci (62mila biglietti) e Wildt (61mila), numeri che a Modena impressionano. Anche le mostre di Ferrara Arte (società del Comune di Ferrara) organizza mostre che variano dai 50mila ai 100mila visitatori, senza parlare di Bologna dove le mostre sulla fotografia industriale di Isabella Seragnoli al Mast sono eccelse. La nostra capacità organizzativa e culturale ci spedisce dritti dietro la lavagna. Lo dicono le cifre.

Stefano Luppi

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