Ex scuola occupata: condannato il Guernica
Elementari di Marzaglia: tre mesi di carcere per due autonomi e cinque capifamiglia magrebini
La difesa aveva chiesto l'assoluzione perché “il fatto non sussiste” e in ogni caso perché avevano agito in stato di necessità. L'accusa aveva chiesto 900 euro di multa per i due esponenti del centro sociale Guernica che avrebbero organizzato l'occupazione e per i cinque nordafricani che avevano occupato la vecchia scuola in disuso di Marzaglia con le loro famiglie composte anche da bambini molto piccoli. Il giudice ha invece condannato tutti a tre mesi di carcere.
È stata una sentenza severa - anche se mitigata dalle attenuanti generiche e dalla sospensione condizionale della pena - quella inflitta ieri dal giudice Domenico Truppa a conclusione del caso dell'occupazione della ex elementare di Marzaglia, avvenuta dal novembre 2010 al maggio 2011. Una condanna collettiva a una pena anziché a una multa, perché evidentemente il giudice ritiene inammissibile e ingiustificabile l'accesso e il soggiorno abusivo di intere famiglie in un edificio pubblico (l'ex scuola è del Comune di Modena). Gli imputati non dovranno scontare nessun giorno di reclusione, dunque, ma l'atmosfera si è fatta gelida in aula appena la lettura è terminata e i due difensori – gli avvocati Tatiana Boni e Roberto Giorgi Ronchi – hanno spiegato l'esito del processo a Enrico Semprini, lo storico portavoce del Guernica. Fuori dal tribunale, un vasto e corposo nucleo di agenti del Reparto mobile di polizia insieme con i colleghi della Digos sorvegliavano via Gherarda e corso Canalgrande. Ma non è successo nulla.
L'accusa aveva sostenuto che l'occupazione della vecchia scuola di Marzaglia non aveva alcuna ragione di necessità e non era neppure un fatto inevitabile. Alcuni degli imputati nordafricani, tutti regolari, comparivano iscritti alle graduatorie Acer per l'alloggio popolare e avrebbero quindi avuto modo di trovare una soluzione migliore e soprattutto legale. In ogni caso, quell'occupazione non può e non deve legittimare un'invasione arbitraria di edifici, anche se vuoti.
I due difensori hanno al contrario rievocato le fasi dell'occupazione sostenendo che era avvenuta in stato di necessità: quelle famiglie di immigrati con documenti regolari avevano perso il lavoro e anche l'alloggio e quindi dovevano occupare il vecchio edificio scolastico oppure non avevano alternativa alla strada. Ed era inverno e con loro c'erano bambini piccoli. Quindi, anche se non era loro intenzione impossessarsi di quell'edificio vuoto, hanno invece esercitato, secondo la difesa, un loro legittimo “diritto all'abitazione” sancito dalla Costituzione italiana.
Il giudice però ha considerato la questione diversamente ed è giunto a condannare tutti e sette gli imputati riservandosi di depositare le motivazioni nelle prossime settimane.
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