Il vescovo a medici e infermieri «Trattate i malati con umanità»
«Chi fa il terapeuta ha una marcia in più, deve avere il coraggio di chinarsi sull'ammalato. Non siamo mai perfettamente sani, ma vediamo in chi ci cura dei segni della premura di Dio». Così il...
«Chi fa il terapeuta ha una marcia in più, deve avere il coraggio di chinarsi sull'ammalato. Non siamo mai perfettamente sani, ma vediamo in chi ci cura dei segni della premura di Dio». Così il vescovo di Modena, monsignor Erio Castellucci, si è rivolto ai medici e al personale del Policlinico in occasione della sua visita ieri pomeriggio in occasione della XXIV Giornata del Malato che, come ogni anno, si è celebrata ieri, 11 febbraio, giorno della prima apparizione della Madonna a Lourdes. Monsignor Castellucci ha accettato l’invito del direttore generale, Ivan Trenti e del Parroco, don Ilario Cappi, a incontrare non solo una rappresentanza dei pazienti ma anche dei professionisti che ogni giorno lottano con la malattia. Il tema di quest’anno era tratto dal vangelo di Giovanni (Gv 2,5) e raccomanda di affidarsi a Gesù qualsiasi cosa accada, un tema quindi davvero significativo quando declinato in un ambiente come l’Ospedale dove ogni giorno si vive e si lotta contro la malattia.
Dopo il saluto del Direttore generale Ivan Trenti e del Direttore delle professioni sanitarie Annarita Garzia, Mons. Castellucci ha parlato per un’ora con gli operatori e i rappresentanti delle associazioni di volontariato, ascoltando anche l’intervento di alcuni professionisti.
«La medicina non sempre riesce a fare miracoli, ma il vero miracolo è l’umanità verso chi soffre che va trattato come un essere umano anche quando la prognosi è infausta. - ha detto - Il Dialogo con paziente, l'importanza di lanciare un ancora di umanità verso chi in quel momento ha bisogno di tutto, sono aspetti fondamentali dell’assistenza, dove la relazione umana è un vero balsamo per chi soffre. Gli operatori sanitari si chinano verso il malato come faceva Gesù e come lui lottano per rialzarlo. Vi auguro di continuare ad essere persone così significative per tutti coloro i quali continueranno ad avere bisogno dell'ospedale».
Entusiasta per questo incontro Ivan Trenti, direttore generale . «Mi hanno molto colpito soprattutto due passaggi del discorso di Don Erio, come lui stesso ha chiesto di essere chiamato. L’avere il coraggio di chinarsi e tenere la mano al malato e il dialogo come ancora per aiutarlo ad alzarsi sono a mio avviso due messaggi fondamentali per chi fa assistenza e ringrazio tutti gli operatori di questo Policlinico che si impegnano ogni giorno al massimo per dare questo tipo di assistenza ai nostri pazienti. Un grazie va anche alle associazioni di volontariato che supportano il nostro ospedale. Alla fine dell’incontro, l’Arcivescovo ha firmato il libro d’Onore degli Ospiti del Policlinico prima di recarsi in visita ai pazienti ricoverati in alcuni reparti del Policlinico: l’Ematologia, l’Oncologia, Hospice al Padiglione Beccaria e l’Ostetricia al VI piano, Alle 16 ha celebrato la funzione nella cappella.
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