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«Basta con lo sciacallaggio sui titoli»

di Stefano Turcato
«Basta con lo sciacallaggio sui titoli»

«I grandi Fondi scommettono e guadagnano sulle azioni che perdono valore: servono nuove norme che lo impediscano»

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Le turbolenze delle Borse di tutto il mondo, le banche palesemente sotto attacco, Piazza Affari che registra record negativi. Sono argomenti al centro dell’attenzione da tempo, oggi più che mai e non solo da parte di risparmiatori e investitori di vario livello.

Per avere un barlume di spiegazione è logico rivolgersi agli addetti ai lavori, agli esperti. Su questi temi, sul “profondo rosso” della Borsa nei giorni scorsi avevamo interpellato un docente universitario come il prof. Landi, ora saggiamo l’opinione di un operatore del ramo quale il dottor Umberto Artioli Gnoli, responsabile Emilia Romagna di AlpenBank del Gruppo Raiffeisen, non una banca di sistema ma una società che si occupa di gestione di patrimoni, di investimenti per istituzioni, enti e famiglie. Artioli Gnoli è un modenese che in passato ha lavorato per il Gruppo Intesa Sanpaolo e ora a Modena guida l’ufficio di AlpenBank, che ha sede a Innsbruck in Austria, con filiali a Salisburgo e Bolzano ed è di proprietà di due banche, la Cassa Centrale delle Casse Rurali del Tirolo e la Cassa Centrale dell’Alto Adige.

Primo quesito ovvio. Cosa accade nel mondo finanziario e come si può spiegare?

«I fattori negativi - risponde Artioli Gnoli - vanno dal rialzo dei tassi americani in dicembre, e la conseguente paura di una fine dell'offerta di moneta, il cosiddetto quantitative easing cui il mercato era abituato, all’indebolimento economico in Cina e alla svalutazione dello yuan. E poi ancora il forte calo dei prezzi del petrolio. L'aumento dei tassi d'interesse ha sempre portato volatilità crescente dei mercati: agli investitori non piace l'incertezza, si chiedono fino a che punto potranno aumentare i tassi d'interesse. Come dimostra però la storia, nei primi 3-6 mesi del primo rialzo dei tassi, il dollaro si è sempre svalutato rispetto alle principali valute per poi migliorare in seguito. Si guarda con attenzione la riduzione delle riserve in Cina, una discreta quantità di capitale sta uscendo dalla Cina in questo momento ogni mese, aumentando la pressione verso la svalutazione dello yuan, ma penso che non sarà facile. Il rischio principale di un'altra svalutazione dello yuan è che la Cina esporti deflazione a occidente, ma se i prezzi del petrolio si stabilizzeranno, come io ritengo, oppure aumenteranno, non sarà un grosso problema. Al momento diversi Fondi speculativi stanno scommettendo su una ulteriore svalutazione dello yuan».

Cosa sta accadendo al prezzo del petrolio?

«Siamo stati sorpresi dalla entità del declino del prezzo del petrolio quest'anno. La situazione è però diversa dalla crisi finanziaria nel 2008: non è un problema di domanda ma di offerta. La domanda di petrolio è aumentata l'anno scorso, ma l'offerta è aumentata ancora di più. Gli studi mostrano come la domanda-offerta sarà pari all'inizio del 2017 al più tardi. La stabilizzazione del prezzo del petrolio è la chiave per la stabilità dei mercati finanziari. Ma c'è un'altra cosa: molti Stati arabi hanno avuto problemi con il proprio deficit per i livelli di prezzo a 30 dollari. Non avendo più quelle remunerazioni eccezionali, hanno venduto e stanno vendendo sul mercato le loro partecipazioni azionarie. Tuttavia, data l’immissione di capitali con il quantitative easing, e la volontà delle banche centrali di fare ancora di più (come abbiamo visto in Giappone) più i prezzi storici del petrolio bassi, una recessione globale è da considerare molto improbabile».

Sui mercati cosa accade?

«Stiamo osservando un fenomeno che si basa sulla irrazionalità, paura di eventi negativi, i risparmiatori oggi compiono scelte irrazionali dettate dal timore di grandi perdite: vendono indistintamente cercando un porto sicuro e questo meccanismo alimenta i guadagni degli speculatori che conoscono bene simili realtà e spingono ulteriormente su questo fenomeno che però, guardando i numeri, non è giustificato. Personalmente quando questo avviene valuto l'acquisto sui mercati per i miei clienti».

Proprio così: in queste situazioni c’è chi suggerisce di acquistare, visti i prezzi bassi, ovviamente valutando le azioni di società solide e destinate a crescere.

«Valutare gli acquisti, certo, ma soprattutto attendere l'abbassamento del nervosismo e della volatilità, l'investimento finanziario necessita di tempo, non è una scommessa, ma soprattutto si deve cercare di pianificare e diversificare. A livello normativo mi piacerebbe che fossero limitati di più i meccanismi speculativi. Questa, cui assistiamo anche ora, è una cosa che non mi piace. Mi rincresce pensare che qualcuno guadagna denaro "scommettendo", mi si passi il termine, sulla diminuzione del valore di una azione, che dovrebbe rappresentare il valore di una azienda, ovvero il valore delle persone che lavorano per la stessa impresa. Si devono individuare norme che impediscano questo sciacallaggio, impediscano di scommettere e guadagnare sulla perdita di valore di un titolo mentre la finanza dovrebbe fare tutto il contrario».

Un accenno a Bper e alle peripezie del titolo in Borsa.

«Bper è sotto attacco, come altre banche. Su questo non c’è dubbio. E certamente in questo momento è un titolo sotto stimato perché si tratta di una banca solida. Ma credo che non debba perdere tempo in materia di aggregazioni. Servono dimensioni maggiori, come hanno capito Banco Popolare e Bpm. Bper deve risolvere il problema della fusione in tempi non lunghi».

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