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Taccheggio a Modena: le gang di cattive ragazze

di Carlo Gregori
Taccheggio a Modena: le gang di cattive ragazze

Sono gruppi di adolescenti agguerrite dai 12 ai 17 anni che rubano solo capi alla moda. E i ricettatori le aspettano al Parco

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MODENA. «Ci sono quattro tipologie di gang di ragazzine che vengono in negozio a rubare e hanno tutte uno stile diverso», dice il direttore di un importante “store” di abbigliamento in centro storico.

«Cosa possiamo fare per fermarle? Niente!», esclama la responsabile di un altro negozio allargando le braccia. «Possiamo solo tenerli d'occhio e sperare che le forze dell'ordine arrivino prima che fuggano».

Basta fare un giro nei principali negozi in centro dove i ragazzi comperano i loro vestiti preferiti per capire l'atmosfera pesante, di rabbia e impotenza, che si respira tra i negozianti. Le gang di cattive ragazze esistono eccome e colpiscono ogni giorno. Tutti lo sanno, tutti ne parlano e quasi tutti hanno firmato la petizione per chiedere una soluzione e maggiori controlli alle forze dell'ordine di Modena. Ma nessuno è disposto a parlarne a viso aperto, un po' perché vincoli di segreto professionale imposti dal vertice della loro catena e un po' per pudore.

Ragazze esperte. Le ragazze terribili sanno agire e hanno strumenti e tecniche: su questo tutti sono concordi. D'accordo anche sul fatto che il fenomeno c’è da anni ma negli ultimi mesi è in crescita. Spiega il direttore: «Dicevo che vediamo 4 tipi di bande di taccheggiatrici. La prima è composta da giovani nomadi, poi ci sono ragazzine dell'Est Europa, le africane e quelle “per bene” di Modena».

Passarsi i vestiti rubati oltre la barriera antitaccheggio è una tecnica molto antiquata. Anche la borsa schermata dall'alluminio per non far scattare l'allarme è roba vecchia. «Usano lo pistola per staccare l'antitaccheggio, uguale a quella che usiamo noi – spiega un commesso – solo che la comperano su internet. Se invece noi la perdiamo, apriti cielo!»

Gang di tre o quattro. Le gang arrivano all'improvviso. Sono tre o quattro ragazzine che entrano, sciamano verso il reparto preso di mira e si dividono in silenzio: ognuna ha il suo compito prestabilito. Spesso hanno amici fuori che fanno i “pali” e le avvertono se entra un agente o c'è pericolo di essere scoperte. Le nomadi vanno dai 12 ai 15 anni, tutte le altre – dell'Est, africane e modenesi “di buona famiglia” - sono un po' più grandi: dai 14 ai 17 anni. “Sanno tutte come agire. Anche se vengono “beccate”. Qualcuna, soprattutto quelle nomadi, inizia a strepitare dicendo che tanto non succederà niente perché è minorenne e quindi la legge non la punisce (ma non è vero, ndr). Altre hanno il papà che chiama l'amico avvocato che saprà come togliere le castagne dal fuoco. Le africane, infine, sono atletiche: lanciano la roba ai complici e scappano.

Agiscono quando c'è folla. Tutti i giorni sono buoni per un raid ma le taccheggiatrici abili preferiscono la folla: nella mischia del venerdì e del sabato è più facile evitare di farsi notare. Basta entrare nel camerino e staccare l'antitaccheggio con la pistola comperata su internet. Le slave usano le pinze: qualche manovra con tecniche specifiche. L'antitaccheggio staccato finisce nelle tasche delle giacche o dei pantaloni in vendita. E i vestiti rubati? Esiste un mercato di ricettazione. Un responsabile spiega che i suoi capi rubati sono stati venduti al Parco Ferrari e al Parco Pertini, dietro il Teatro Storchi. Li comperano ricettatori dell'Est Europa e lo smercio, a quanto pare, è fiorente dato il prezzo sottocosto. Insomma, il taccheggio di gruppo pare diventato un affare lucroso per queste gang: se non tieni gli abiti rubati, li rivendi e prendi denaro... Sembra un gioco ma è un'attività criminale: è questa differenza che molti giovani non capiscono. Ed è criminale anche farlo per noia o per dimostrare di trasgredire la legge impunemente. La soluzione? Non c'è. Quando vengono scoperte, devono essere trattenute in qualche modo finché non arriva una pattuglia. Poi vengono deferite al Tribunale dei Minori e non si sa più nulla. Non è vero che non avranno conseguenze giudiziarie, perché non esiste l'impunità dopo i 14 anni, ma, come spiega una responsabile, «l'impressione è che, come spesso succede in Italia, alla fine non avvenga nulla e spesso le rivediamo qui». Per questo è nata la petizione.

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