Sopravvivere nei boschi a San Valentino
Ieri la nuova missione della scuola Cimone Outdoor, avventure per salvarsi tra freddo, buio e ignoto
La Scuola di Sopravvivenza del Cimone Outdoor anche per il periodo invernale non si ferma. Da ieri infatti il titolare Renzo Dinozzi ha portato in “missione” quattro escursionisti, di Carpi e di Modena, Ieri pomeriggio hanno affrontato la bufera di pioggia ghiacciata, nei boschi tra Riolunato e Fiumalbo, provando anche le attrezzature per le comunicazioni di emergenza, in questo caso con la Base di Lago Santo.
La scorsa settimana con Dinozzi c’era un gruppo di stranieri, venuti apposta per sperimentare i corsi di sopravvivenza che dall’inizio di questa esperienza si tengono tutti i mesi. In dicembre che ne sono stati due, in gennaio altri due, uno a metà mese e uno cui hanno partecipato persone provenienti da Lucca, Piombino, Brescia.
E ieri Dinozzi poi non si è fatto mancare lo “special event” (come sopravvivere a San Valentino nei boschi), ovviamente in chiave ironica.
«I corsi tenuti nei mesi di dicembre, gennaio, febbraio e che si terranno anche a marzo - spiega Dinozzi - sono Corsi Base di Sopravvivenza con “Modulo Invernale”, vale a dire che applichiamo le tecniche base della sopravvivenza e Bushcfraft, sviluppate in territorio Appenninico con ambientazione invernale, Quindi la sfida si fa spesso più dura e sono il freddo, la neve, l’accensione del fuoco e la notte interminabile a rendere più intrigante il corso».
Informazioni e modulo per l'iscrizione a cimoneoutdoor@gmail.com all’insegna dell’”accetta la sfida e mettiti in gioco!”. «Finora siamo soddisfatti - prosegue Dinozzi - poichè la scuola Cimone Outdoor sta riscuotendo interesse e richiamo. a dicembre, un mio collega istruttore Antonio Caprara (proveniente dal Molise) ha scelto la nostra scuola per effettuare i tre giorni di affiancamento per poter avere la qualifica ed aprire la propria scuola in Molise che si chiamerà “Wild Life School”. Credo che possa essere un valore aggiunto per il nostro territorio, come c'è più volte stato riconosciuto dalle “maestranze” dell'Appennino...».
Alberto Setti
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