Aemilia, c’è il primo grande pentito
Giuseppe Giglio potrebbe aprire nuovi filoni. L’imprenditore faceva affari in tutta la regione, anche con i Bianchini
MODENA. Giuseppe Giglio, 48 anni, imprenditore molto noto in tutta la Regione e arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Aemilia”, sta meditando di pentirsi. Alcuni indizi lasciando propendere per una scelta di legalità che avrà ripercussioni evidenti sugli sviluppi futuri delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia sulla ’ndrangheta in regione. Giglio, infatti, sarebbe stato trasferito in un carcere sconosciuto rispetto a quello in cui era rinchiuso al 41 bis e intorno alla sua abitazione di Montecchio sono state riscontrate, negli ultimi giorni, intense verifiche dei carabinieri a tutela della famiglia.
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Un ultimo dato: Giglio avrebbe anche cambiato i legali da cui finora era stato rappresentato in sede di udienza preliminare.
Ma cosa può raccontare quello che per tutti i sodali è semplicemente “Pino”?
«La sua figura - si legge nell’ordinanza firmata dal gip - apre la galleria degli imprenditori la cui parabola personale e professionale segna il passaggio da una condizione originaria di assoggettamento ad una consapevole e volontaria coniteressenza ai fini di espansione economica dei clan di riferimento. L'impiego del plurale non è casuale, dal momento che la figura di Giglio, come si avrà puntualmente modo di notare, si caratterizza altresì per la particolare accortezza della sua azione, attenta a non compromettere il delicato equilibrio tra interesse personale (in ogni caso è anche un self made man) e quelli dei clan per i quali e con i quali opera stabilmente».
Con il tempo Giglio, attraverso le sue imprese di costruzione e di ristorazione - poco tempo fa i carabinieri di Modena hanno sequestrato un agriturismo a lui riconducibile - ha vissuto la lunga fase di assestamento della ’ndrangheta in Emilia, partendo dalla cosca Arena fino all’egemonia dei Grande Aracri.
Di fatto la Dda lo considera uno degli organizzatori del gruppo criminale, colui che muove soldi anche con false fatturazioni. Come quelle che emette a favore della ditta Bianchini. Un legame, quello con la famiglia di imprenditori sanfeliciani, certificato anche dalle intercettazioni telefoniche. Almeno una riunione operativa del post-terremoto è avvenuta negli uffici di Giglio e l’interesse che l’imprenditore ha per la ricostruzione è palesato anche dalla mediazione di Michele Bolognino, l’unico dei grandi capi che ha scelto il rito ordinario per il processo Aemilia.
Giglio, invece, ha preferito l’abbreviato, ma la richiesta dei magistrati è stata pesantissima: 20 anni di carcere.
Una condizione che potrebbe aver influito sulla tenuta dell’imputato. Proprio per questo sta valutando se iniziare a collaborare con continuità con la giustizia.
E se dovesse davvero farlo un altro pezzo di Emilia potrebbe iniziare a barcollare.
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