Gazzetta di Modena

Modena

Edificio inagibile ma 5 famiglie restano

di Carlo Gregori
Edificio inagibile ma 5 famiglie restano

Vogliono garanzie e non hanno soldi per stare in albergo. Da oggi rilievi tecnici per capire tempi e costi del ripristino

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MODENA. «Siamo ritornati nel nostro palazzo. Siamo 5 famiglie su 7. Abbiamo deciso di fare così perché non possiamo vivere in albergo: non abbiamo i soldi e non siamo organizzati per farlo e poi stiamo pagando l’affitto. Così non va. Perché con noi il Comune non si è fatto sentire e non sappiamo niente di cosa ci aspetta. Niente».

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Samir è uno degli inquilini dell’edificio sventrato dalla Fiat Stilo domenica mattina alle 730. Una sbandata fatta dalla conducente ubriaca - una cubana 52enne - che ha centrato l’angolo di via Nonantolana spaccandolo e entrando dentro lo stabile. Un danno che ha creato un’instabilità strutturale molto pericolosa che ha spinto i vigili urbani a negare l’agibilità per tutte le sette le famiglie che vi abitano e a girare la pratica al Comune.

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Solo ieri sera il Comune ha confermato l’inagibilità dello stabile. Rinviando così a oggi per un esame tecnico, ma sarà a carico dei proprietari coordinati dall’amministratrice condominiale, Cinzia Ruscelli. Il danno potrà essere riparato? Che tempi avrà, quanto costerà? Nel frattempo ieri, nonostante il divieto, gli abitanti del palazzo sono tornati a casa dopo aver trascorso la notte in albergo. «Questa è casa mia, abito qui da 33 anni - spiega Immacolata, oggi pensionata - non ho la possibilità di restare in albergo né la voglia. Questa è la mia casa, l’ho messa a posto con tanti sacrifici. È danneggiata, certo, ma non sono io a doverla riparare. Intanto io e mio marito, che è cardiopatico grave, resteremo, mentre per qualche giorno nostra figlia, di 27 anni, sarà ospite in casa di sue amiche».

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Ieri mattina il marito di Immacolata e altri due vicini - Samir e un turco rimasto con la famiglia - ieri i due figli piccoli erano malati - sono andati dall’amministratrice condominiale. Che però non aveva risposte da dare sui tempi e le modalità dei lavori e li ha rimandati al Comune che si è fatto carico della dichiarazione di agibilità o meno per l’edificio lesionato. «Abbiamo aspettato tutto il giorno quella telefonata del Comune», conclude Samir. Alla fine è arrivata, ma i problemi sono rimasti. Ora le 5 famiglie rischiano lo sgombero coatto. «Che facciano - spiega Samir - siamo tutti d’accordo di restare qui perché si deve capire la gravità della nostra situazione. Non sappiamo dove andare. Noi rispettiamo le forze dell’ordine, ma le autorità rispettino noi e ci diano risposte».

In serata, l’amministratrice condominiale ha ricevuto dal Comune l’ordinanza di inagibilità. Lo stesso Comune aveva poi smentito che, come lei sosteneva, sia in vista un esproprio: «Non esistono progetti approvati e procedure di esproprio attivate - scrive il Comune - l’immobile si trova sul percorso della cosiddetta Gronda Nord prevista dal Prg e fa parte, dagli anni Novanta, del Programma integrato d’intervento della Fascia ferroviaria con un’indicazione di Piano e un’ipotesi di delocalizzazione dei volumi edificatori, ma in questi anni nessuna procedura di esproprio è stata attivata». Replica l’amministratrice: «Cominceremo subito le nostre verifiche tecniche sullo stabile perché bisogna capire in che condizioni è, se è riparabile, che tempi servono e quanto costerà. Quanto alla questione dell’esproprio posso solo dire che il Comune ricorda male, come ho avuto di sottolineare un tecnico: la questione esproprio risale a più di dieci anni fa. E se è ancora valida, non possiamo certo rischiare di riparare una casa che poi verrà abbattuta. Si faccia chiarezza, insomma».

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