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«Noi fratelli di Montezemolo? No»

«Noi fratelli di Montezemolo? No»

Estorsione all’ex presidente Ferrari: in aula 2 bolognesi negano ogni “scandalo”

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Che siano fratelli di Luca Cordero di Montezemolo, non lo sanno per certo. Anzi, hanno spiegato al giudice che si tratta di un racconto fatto dalla loro madre quanto era già anziana e poco lucida. Una diceria di famiglia, insomma, non comprovata da nulla, tantomeno dall’analisi del Dna. Piuttosto una chiacchiera che non può essere scambiata per una verità, tantomeno una certezza.

Così ieri mattina hanno spiegato i due fratelli bolognesi che secondo il novello frate Rino Senatore - ex parà, ex oste famoso di Bologna ed ex candidato assessore, nonché accusato per lettere di minacce a Cofferati - erano portatori di una pseudo-rivelazione scandalosa che voleva comunicare a Montezemolo in coincidenza con la richiesta di un’acquisto di pubblicità per 180mila euro da mettere sulla testata della quale era diventato direttore responsabile: “Il popolo d’Italia”, l’ex giornale di Benito Mussolini. Per questa rivelazione concomitante con l’immotivata richiesta di soldi, Senatore è imputato di tentata estorsione (difeso dall’avvocato Erika Malagoli).

E siccome il frate bolognese l’ultima volta aveva risposto al giudice Barbara Malvasi in modo oscuro dispensando una raffica di “Pace e bene!”, ieri ci si attendeva che la deposizione di questi due fratelli 50enni portatori di un segreto che potrebbe forse scandalizzare qualche tradizionalista -come una consanguineità fuori dal matrimonio - hanno chiarito che si trattava di niente altro che di una chiacchiera da intrattenimento. Lei, chef e sommelier, aveva lavorato al pub di Senatore, nel cuore di Bologna. E lui, rocker, aveva avuto un solo incontro per chiedergli di suonare dal vivo nel locale con la sua band. Tutto qui. La storia della cosiddetta agnizione (il riconoscimento di fratelli fino ad allora sconosciuti) è stata spiegata come il racconto di una madre anziana e poco lucida riferito a Senatore per scherzo. I due fratelli hanno detto al giudice di non aver mai approfondito la questione, tanto meno di aver preteso di chiedere qualcosa a Montezemolo, che non hanno mai contattato. Il Dna? Mai fatto test, tantomeno sulla saliva di un bicchiere a flute “preso “ a una festa, nel quale avrebbe bevuto Montezemolo.

Insomma, tutto riporta a questa volontà di Senatore di incontrare Montezemolo alla Ferrari per metterlo in guardia da uno scandalo dal sapore ottocentesco, ma che poi all’interessato non interessava affatto. E allo stesso tempo proporre l’acquisto dei 180mila euro di pubblicità mai pagati. Prossima udienza in giugno.

Carlo Gregori

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