Scoppia la caldaia, casa devastata a Finale
L’incidente nel magazzino artigianale, le fiamme si propagano al tetto. Titolare disperato
FINALE. La casa devastata da un incendio per l’esplosione della caldaia o di un caricabatterie.
È accaduto ieri in via Giovan Battista Gnoli, nelle campagne circostanti Finale, dove il rogo ha distrutto il tetto dell’abitazione e del magazzino, rendendoli inagibili.
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Il proprietario è un imprenditore edile 56enne, Massimo Pritoni. Al momento dello scoppio dell’incendio si trovava in casa, quando allertato da un improvviso rumore di crollo, si è portato all’esterno per verificare l’accaduto. Una volta uscito in giardino l’amara sorpresa: la sua abitazione stava andando a fuoco.
«Vivo qui da solo e appena ho sentito quel forte boato mi sono subito insospettito – racconta Pritoni - una volta fuori non volevo crederci, dalla parte del magazzino adiacente alla casa provenivano fiamme e fumo, così ho capito che era scoppiato un incendio e ho chiamato i pompieri».
Ben quattro gli automezzi dei vigili del fuoco che si sono infatti portati sul luogo dell’incendio per tentare di domare le fiamme, provenienti da San Felice, dal distaccamento dei volontari di Finale, da Cento e da Modena. C’erano anche i carabinieri e la polizia municipale di Finale.
Ma le fiamme nel frattempo, dal magazzino usato da Pritoni come deposito per materiale edile, si erano propagate in tutta l’abitazione. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco di San Felice e di Finale, che hanno lavorato alacremente - anche posizionando una pompa idraulica in un vicino invaso d’acqua - per sedare l’incendio e limitare il più possibile i danni, non è stato tuttavia in grado di salvare la casa, per il crollo del tetto.
È stata dichiarata totalmente inagibile, il tetto è tutto distrutto e la casa.
Ieri sera i pompieri erano ancora sul posto, a smassare i rottami.
Sconvolto il proprietario, Massimo Pritoni, che si ritrova ora con l’abitazione distrutta da un incendio divampato all’improvviso, e le cui cause sono ancora incerte e in fase di vaglio. L’ipotesi più accreditata però, è quella che imputerebbe la caldaia come principale responsabile del divampare delle fiamme, o come detto, un caricabatterie difettoso lasciato nel magazzino.
Valentina Corsini
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