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IL CORVO DEL POLICLINICO

Giovanardi al giudice: «La lettera non è mia»

Giovanardi al giudice: «La lettera non è mia»

La lettera infamante contro l’ex direttore generale del Policlinico non l’ha scritta lui, non l’ha ideata, né diffusa. E anzi ha ritenuto che fosse persino sbagliata e controproducente, perché...

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La lettera infamante contro l’ex direttore generale del Policlinico non l’ha scritta lui, non l’ha ideata, né diffusa. E anzi ha ritenuto che fosse persino sbagliata e controproducente, perché permetteva di mettere in una luce di vittima la dottoressa Licia Petropulacos, con la quale aveva in corso un duro scontro in quei giorni. Solo in due occasioni ne ha parlato con altre persone. Questa in sintesi la deposizione del dottor Daniele Giovanardi, gemello del senatore Carlo, al processo contro il “corvo del Policlinico” e i diffusori del suo messaggio calunnioso contro la Petropulacos. Giovanardi è stato ascoltato dal giudice Giovanni Tirone nell’ambito di un processo su un testo stampato e diffuso via lettera ma di autore rimasto anonimo. L’imputazione lo riguarda perché avrebbe in qualche modo diffuso il contenuto ingiurioso della lettera. Ma Giovanardi ha smentito di aver mai parlato della lettera e di averla mostrata a un giornalista modenese durante un convengo dei Liberali Popolari, gruppo del fratello, all’hotel Raffaello. Così come ha dato una versione diversa dell’incontro con l’ex assessore Francesca Maletti che aveva raccontato in sede di indagini di aver ascoltato dal medico - allora presidente dell’associazione La Misericordia - di questa lettera. Giovanardi ha invece sostenuto che la Maletti stessa gli avrebbe detto che non ne sapeva niente chiedendogli di vederla e Giovanardi l’avrebbe mostrata...

Durante l’udienza il difensore, avvocato Fulvio Orlando, ha chiesto al giudice di sospendere il processo per mandare le carte alla Corte Costituzionale per un parere sulla legittimità costituzionale di questo caso. Orlando ha infatti ravvisato una grave disparità di trattamento in base alla nuova legge tra gli accusati di ingiuria, un reato depenalizzato, e quelli di diffamazione semplice (non a mezzo stampa o internet) che invece non godono di questo alleggerimento di trattamento. Il giudice non ha accolto la richiesta e ha ordinato di proseguire.

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