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S.Felice, l’accusa: «Morti alla Meta, 4 colpevoli»

S.Felice, l’accusa: «Morti alla Meta, 4 colpevoli»

In aprile è prevista l’udienza dal gip per il rinvio a giudizio di sindaco, capo ufficio tecnico, titolare e geometra della ditta con l'accusa esplicita di "concorso in omicidio colposo". Per il sindaco e l'ingegnere del Comune contestati anche il "concorso aggravato in falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e soppressione, distruzione e occultamento di atti veri"

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SAN FELICE. Per la gravità dei fatti contestati e per il ruolo sociale e professionale dei protagonisti, la notizia della richiesta di rinvio a giudizio, datata 12 novembre 2015, è rimasta a lungo nelle “segrete stanze”.

Ma la sostanza di oggi è che lo scorso 2 febbraio il giudice dell’udienza preliminare, dottoressa Eleonora Pirillo, ha fissato la data dell’udienza preliminare per il prossimo 12 aprile.

CONCORSO IN OMICIDIO COLPOSO. Così, con l’accusa di concorso in omicidio colposo per la tragedia dei tre morti del 29 maggio 2012 alla Meta di San Felice, compariranno davanti al gip il sindaco di San Felice Alberto Silvestri, il capo dell’ufficio tecnico del Comune di San Felice Daniele Castellazzi, il legale rappresentante della Metaspa Paolo Preti, e il geometra Claudio Terrieri.

Come anticipato nei mesi scorsi, quando vennero notificati gli avvisi di fine indagine, la sorpresa e per certi aspetti la contestazione più inquietante (perché si tratta di un reato consumato per così dire a “bocce ferme”) riguarda nuovamente il sindaco Silvestri e l’ingegnere del Comune. Per i quali la richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche i reati di concorso aggravato in falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e soppressione, distruzione e occultamento di atti veri.

Come purtroppo si ricorderà, la mattina del 29 maggio 2012 persero la vita nel crollo delle travi dello stabilimento dei Ramadini gli operai Kuman Pawan e Mohamed Arzurg, che erano stati richiamati al lavoro dai titolari dell’azienda Meta.

UNA SCIAGURA MAI DIMENTICATA. Morì anche l’ingegner Gianni Bignardi di Mirandola, uno dei più stimati strutturisti della Bassa: era stato chiamato dal Terrieri per verificare i lavori eseguiti nella ditta dopo la scossa del 20 maggio e certificati dal geometra Terrieri, a sua volta scampato miracolosamente con altre persone durante quei momenti drammatici.

Ora a Preti il sostituto Procuratore Luca Guerzoni, che ha condotto le indagini avvalendosi della competenza del professor Trombetti, contesta di avere eseguito i lavori di messa in sicurezza abusivamente, trattandosi di opere in economia, non progettate da un tecnico abilitato e non seguite da una valutazione di sicurezza ad opera di un collaudatore, prima di riaprire lo stabilimento. Quando infatti accadde la tragedia, l’attività produttiva era già ripresa.

Per il perito quelle opere si sono rivelate il 29 maggio insufficienti e incomplete, persino controproducenti e vieppiù affidate ad un tecnico senza competenze specifiche, che è poi la contestazione rivolta al Terrieri. Silvestri (tra l’altro quale responsabile della Protezione civile, si ricorderà il famoso titolo di vicecommissari conferito da Errani) e il tecnico comunale secondo la Procura hanno invece concorso in queste tre morti emanando il famoso provvedimento sulla “verifica agibilità immobili” (il celeberrimo protocollo 4182) con il quale veniva concesso a «meri geometri, soggetti privi delle competenze specifiche, di rilasciare “attestazione di agibilità post-sismica”, consentendo addirittura che fosse sufficiente la comunicazione di “inizio lavori” per la messa in sicurezza o il riavvio del ciclo produttivo». Il magistrato parla di un «provvedimento abnorme», in virtù del quale Terrieri ha firmato la pratica e Preti ha riaperto la ditta «consentendo il rientro fatale degli operai».

Ma la seconda contestazione (falso e soppressione di atti), a disgrazia avvenuta, è anche più sconvolgente: Castellazzi e Silvestri «resisi conto delle conseguenze penali e civili scaturenti dal provvedimento illegittimo emanato con il protocollo 4182 - scrive la Procura - al fine di occultare o conseguire l’impunità del reato di omicidio colposo, nelle rispettive qualità dapprima sopprimevano la delibera comunale 4182 del 23 maggio, e successivamente firmavano in luogo e con gli stessi estremi di registrazione dell’atto soppresso, che veniva illecitamente “sostituito”, una delibera dal diverso contenuto...».

Ovvero cambiando i presupposti necessari per conseguire l’attestazione di agibilità degli immobili lesionati, escludendo ad esempio che «l’inizio dei lavori di riparazione fosse condizione sufficiente per la ripresa... del ciclo produttivo».

Alberto Setti

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