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La figlia del pentito prende le distanze

La figlia del pentito prende le distanze

«Ognuno fa le sue scelte». E rinunciano anche i legali di Giuseppe Giglio, considerato uno dei boss

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MONTECCHIO. «Ognuno fa le sue scelte e penso che chi non aderisce a quelle scelte bisogna lasciarlo in pace e lasciargli vivere la sua vita».

Piove forte a Montecchio, nel reggiano. Il cancello della villa di Giglio non si apre. Ma dopo aver suonato al citofono, ad accettare di parlare dall’altra parte dell’occhio puntato della telecamera è una delle figlie di Giuseppe.

In seguito alla notizia della decisione del padre di collaborare con la giustizia, l’attenzione è inevitabilmente rivolta alla famiglia dell’imprenditore edile di origini cutresi, che nel modenese ha avuto tra i suoi referenti anche Bianchini.

Per capire come questa improvvisa e inaspettata scelta è stata presa, per capire chi abbia o non abbia intenzione di seguirlo in un percorso di collaborazione che, ovviamente, ha un prezzo. Quanto meno in termini di modifiche delle abitudini di vita e di inserimento in un sistema di protezione.

La figlia replica: «Noi non sappiamo niente, non sapevamo niente prima e non sappiamo niente adesso».

Con la voce ferma e decisa, non si tira indietro di fronte alle domande. Per dire soprattutto che aver letto sul giornale che Giuseppe Giglio ha deciso di collaborare sulla giustizia non ha fatto piacere a casa.

«Sono informazioni che possono mettere a rischio delle vite» ripete. Ma quando le chiediamo del padre, ripete: «Non ho niente da dire e non vogliamo sapere niente. Venire qui è tutto tempo perso, perché noi non abbiamo contatti con nostro padre. Abbiamo una vita privata, difficile da vivere ultimamente, ma ognuno a questo mondo fa le sue scelte, anche tra padre e figlie. Ognuno fa le sue scelte e penso che chi non aderisce a quelle scelte bisogna lasciarlo in pace e lasciargli vivere la sua vita e non sbatterli sui giornali».

Gli chiediamo se ci sia preoccupazione, se non proprio paura, in questo momento in famiglia. «Lei cosa dice? Tante domande non c’è neanche bisogno di farle», risponde dura.

Poi, prima di agganciare il citofono, aggiunge: «Io non ce l’ho con nessuno, voglio solo essere lasciata in pace, è un momento difficile».

Intanto i legali di Giglio, gli avvocati Fausto Bruzzese e Filippo Giunchedi, alla notizia del percorso intrapreso dal loro assistito rinunciano al mandato: «Personalmente, mi trovo in una situazione di incompatibilità, avendo io altri incarichi nello stesso processo: difendo il fratello Giulio Giglio che non ha intrapreso un percorso collaborativo - spiega l’avvocato Bruzzese - Inoltre, io non avuto notizie e la Procura non ha ancora ufficializzato. Ma devo desumere che sia stata intrapresa una nuova strategia difensiva di Giuseppe Giglio, di cui non ha parlato con me. Inevitabilmente dunque a questo punto le strade si dividono».

A questo punto, ci sarà un altro difensore a rappresentare Giuseppe Giglio nel processo in corso nell’aula bunker delle Fiere di Bologna, dove si sta svolgendo il procedimento con rito abbreviato. Giglio aveva partecipato ma in video conferenza, dal carcere di Spoleto dove era fino a poco tempo fa in regime di 41 bis.

È considerato uno degli organizzatori del clan emiliano, Giuseppe Giglio. Un imprenditore sotto il cui controllo passavano fiumi di denaro, in diretto contatto con Michele Bolognino - secondo la Dda di Bologna, uno dei capi dell’organizzazione - ma anche un punto di riferimento per il boss di Cutro, Nicolino Grande Aracri avendo nel paese calabrese attività e interessi, tra cui un grande agriturismo, recentemente sequestrato.

Elisa Pederzoli

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